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La Csu boccia la proposta di riforma delle pensioni. "Inaccettabile"

1 ago 2018
CsuLa Csu boccia la proposta di riforma delle pensioni. "Inaccettabile"
La Csu boccia la proposta di riforma delle pensioni. "Inaccettabile" - Un documento inaccettabile. Così la Csu boccia il documento del governo sulla riforma delle pensioni...
Un documento inaccettabile. Così la Csu boccia il documento del governo sulla riforma delle pensioni. E lo fa alla vigilia dell'incontro convocato dal Segretario Santi per venerdì. Il primo no è al metodo: Convocare il sindacato 5 mesi dopo l'ultimo incontro, sottolinea la Csu, dimostra che non c'è alcuna volontà di confronto da parte del governo. Inverosimile, inoltre, definire questo un “testo condiviso”. Le due confederazioni esigono che il governo consenta di svolgere il confronto nei tempi necessari per arrivare a una riforma delle pensioni il più possibile concertata. Inaccettabile, aggiunge la Csu, trovarsi con un progetto di legge già confezionato e portato in prima lettura nelle prossime sessioni consiliari. Quindi, è la sintesi, non ci sono i tempi per arrivare a una riforma entro l'anno come previsto dal Piano di stabilità e dal programma economico 2019. Ma le contestazioni sono anche nel merito. Si porta a 103 la somma tra età anagrafica e anni di contribuzione ma con modalità che registrano il no della Csu. Si alza solo l'età – da 60 a 63 anni - con almeno 40 anni di versamenti, si disincentiva chi esce dal lavoro prima dei 64 anni e, addirittura, si incentiva chi ci rimane fino a 70 anni. Ancora no all' eliminazione della “no tax area” per le pensioni da 1.000 euro in su e alla possibilità di lavorare per chi è in pensione di vecchiaia percependo due redditi senza alcun abbattimento. Critiche anche a “un contributo di solidarietà non meglio specificato”: le pensioni superiori ai 2.000 euro subirebbero una trattenuta che va da un mimino del 15% al 30% massimo. A indignare la Csu è soprattutto la “governance” dei fondi pensione. Si propone, scrive, di cancellare gli organismi esistenti e di far gestire entrambi i pilastri da un unico organismo “pseudo-tecnico” nominato dal Congresso di Stato. Il governo, sottolinea la nota, vorrebbe arrogarsi il diritto di gestire direttamente i fondi pensione, mentre al sindacato e alle associazioni datoriali verrebbe assegnato solo un ruolo di controllo postumo e marginale. Il documento, prosegue la Csu, cita l'ipotesi di passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo senza peraltro sapere se vengono salvaguardati i diritti acquisiti, che sono irrinunciabili. Il giudizio sull'intero testo, rimarca la nota, è estremamente negativo. La riforma, conclude la Csu, va reimpostata e riprogettata completamente, deve basarsi su proiezioni finanziarie dettagliate e su esaustive elaborazioni dei dati pensionistici.