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Ecofin, San Marino pronta ad eventuali negoziati sulla tassazione dei risparmi dei non residenti

16 mag 2012
Ecofin, San Marino pronta ad eventuali negoziati sulla tassazione dei risparmi dei non residenti
Ecofin, San Marino pronta ad eventuali negoziati sulla tassazione dei risparmi dei non residenti
Non ha gradito il veto di Lussemburgo e Austria il presidente di turno dell'Ecofin, il ministro danese all'economia e agli interni, Margrethe Vestager, che aveva puntato sul mandato alla Commissione Europea per riscrivere l'accordo sulla tassazione dei redditi da deposito dei non residenti, sottoscritto nel 2004 da 5 Paesi: Svizzera, San Marino, Monaco, Andorra e Liechtenstein. Anche il Commissario alla fiscalità, il lituano Algirdas Semeta, ha espresso riserve e perplessità, criticando apertamente l'asse austro-lussemburghese. Ora se ne occuperanno i capi di Stato e di Governo, probabilmente nella riunione della prossima settimana, a cui è stato inviato il dossier preparato dall'Ecofin. San Marino, dal canto suo, segue con discreto distacco la questione, pronto a rimettersi al tavolo del negoziato qualora Bruxelles decidesse di riaprire una trattativa. Già nel 2009 i ministri dell'Ecofin avevano comunicato alle autorità del Titano l'intenzione di rivedere i termini dell'intesa e già allora non era stata mossa alcuna obiezione. La tassazione dei redditi da risparmio, contemplata nell'accordo del 2004, è aumentata gradualmente fino al tetto del 35%, mantenendo così un grado di riservatezza sui depositi degli stranieri, prevedendo lo scambio di informazioni in caso di frode fiscale e comportamenti analoghi. Considerato che l'imposta si riferisce agli interessi sui depositi bancari, che oggi raramente superano l'uno per cento, e la mole della raccolta del sistema bancario sammarinese, fermo oggi a meno di 7 miliardi e mezzo, le cifre non sono particolarmente significative. Diverso il discorso per la Svizzera, dal momento che secondo alcune stime, i capitali depositati supererebbero i 3mila e 300 miliardi di euro, dei quali la metà apparterrebbe ad investitori stranieri. Sempre stando alle stime, 180 miliardi di euro sarebbero di risparmiatori tedeschi, 120 miliardi di italiani e circa 70 miliardi di britannici. Facile intuire perché Germania e Gran Bretagna hanno sottoscritto accordi bilaterali con la Svizzera e l'Italia sembra intenzionata a farlo.

Sergio Barducci