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Fase2, Confcommercio: “Il 28% delle imprese valuta la chiusura”

La riapertura non ha dato i frutti sperati. Perdita di ricavi più spiccata per bar e ristoranti

31 mag 2020
Foto: confcommercio.it
Foto: confcommercio.it

Delle quasi 800 mila imprese del commercio e dei servizi che sono potute ripartire nella Fase 2, l'82% ha riaperto l'attività. Ad incidere sulla percentuale, il numero delle riaperture di bar e ristoranti (73%). È quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con SWG, in cui si evidenzia anche la lettura contraria dei dati: il 18% delle imprese che potevano riaprire non l'ha ancora fatto. Soprattutto, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell'eccesso di tasse e burocrazia e della carenza di liquidità.

Il giro d'affari, inoltre, è molto ridotto. Minore rispetto alle aspettative, già basse, dei commercianti. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi "normali" per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un'accentuazione dei giudizi negativi nell'area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%. "Purtroppo, le valutazioni conclusive sono fortemente negative”, segnala l'associazione. E ancora: se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un'elevata probabilità di chiusura dell'azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell'azienda nei prossimi mesi. A corroborare questa suggestione intervengono i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) né di sostenere le spese fisse (43%).

"Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c'è il rischio di una tempesta perfetta: da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate, dall'altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava e che richiede che le misure previste dal Decreto Rilancio siano attuate al più presto", afferma il presidente dei Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando i risultati dell'indagine. "Serve meno burocrazia e una accelerazione delle iniziative anticrisi dalla quale dipende la ripartenza dell'economia e il futuro del nostro Paese", aggiunge.