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Indino al Codacons: "Punta il dito sul Samsara Beach e non vede gli assembramenti sportivi"

Il presidente del Silb risponde all'associazione dei consumatori

13 lug 2020
Gianni Indino, presidente del Silb
Gianni Indino, presidente del Silb

“Adeguare i locali ai protocolli, affiggere cartelli che spiegano i comportamenti da tenere, contingentare gli ingressi, limitare gli orari d’apertura e sensibilizzare tutti gli avventori ad ottemperare alle linee guida, qualche volta avendo in cambio anche brutte parole. Più di questo cosa deve fare chi gestisce un locale?” A dirlo è Gianni Indino, presidente del Silb (Sindacato Italiano Locali da Ballo) della provincia di Rimini.

Attraverso un comunicato, Indino interviene sull’esposto del Codacons riguardo alla richiesta di chiusura del Samsara Beach. La discoteca di Riccione era stata definita dall'associazione che tutela i diritti dei consumatori come “un potenziale focolaio di coronavirus".

“Migliaia di giovani che ballavano in spiaggia attaccati uno all’altro – si legge in una nota del Codacons -, tutti rigorosamente senza mascherina e in totale sfregio delle regole sulla distanza minima. Un potenziale focolaio di coronavirus il Samsara Beach che, attirando giovani da tutta Italia, potrebbe far di nuovo esplodere l’allarme contagi nel nostro paese”. Ma Indino è di un altro parere: “Un vocalist che ogni 10 minuti invita ad indossare la mascherina, il disinfettante ad ogni passo, tavoli distanziati, cartelli informativi e più uomini della security” scrive. Accorgimenti, che, però, secondo il presidente del Silb, “non sono bastati per non finire nel mirino dell’associazione consumatori”.

Indino sottolinea come i locali, fermi da oltre tre mesi, stiano sono cercando di lavorare “e di farlo nel modo più sicuro possibile perché abbiamo a cuore la salute pubblica”. E continua: “Cerchiamo di salvare una stagione, di richiamare i turisti, di ripartire dopo mesi di chiusura forzata che ha messo i piccoli imprenditori in ginocchio e ora dobbiamo anche metterci a combattere con gli esposti”.

“Perché il Codacons non si accanisce contro le esultanze del calcio e le feste in piazza dei tifosi, contro le manifestazioni pubbliche senza distanziamenti, contro i giornalisti che si accalcano uno sull’altro per un’intervista, contro i viali invasi di persone a passeggio senza distanziamento, contro i treni o le metropolitane pieni di persone prive di mascherina?” prosegue Indino.

“La colpa – conclude Indino - sembra sempre solo di chi investe e di chi crea impresa e lavoro. […] Non è certo in questo clima di sospetti e battaglie che avremmo immaginato la ripartenza”.