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Italia: rinnovabili al palo, cresciute dell'1% in 5 anni. Il governo Conte promette 55 miliardi per il Green New Deal

“Economia ed ambiente devono marciare insieme”, così il ministro Sergio Costa agli Stati Generali della Green Economy in scena nella prima giornata di Ecomondo a Rimini.

di Filippo Mariotti
7 nov 2019

L'Italia ricicla molto e, ha una buona percentuale di energie rinnovabili (che hanno soddisfatto il 18,3% del fabbisogno energetico). Le buone notizie presentate nel rapporto degli Stati Generali della Green Economy finiscono qui. Perché la green economy arranca. Le rinnovabili infatti non aumentano più, con una crescita di un solo punto percentuale in 5 anni (grazie in buona parte all'idroelettrico). A crescere, semmai, sono le emissioni di gas serra che non diminuiscono dal 2014. La colpa è soprattutto del settore dei trasporti. L'Italia è il paese europeo col tasso più alto di auto, 644 per 1.000 abitanti nel 2018.

A testimoniare che lo Stivale sia un Paese energivoro sono i dati: secondo il rapporto, tra il 2014 e il 2017, il consumo lordo di energia è tornato a crescere, da 166 a oltre 170 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. L'altro dato scoraggiante riguarda la ricerca: l'Italia è al 22° posto in Europa per spesa ambientale in sviluppo, che è scesa del 17% tra il 2010 e il 2017.

In questa situazione, il governo Conte promette un Green New Deal, un mega-piano di investimenti pubblici nelle tecnologie verdi ed ecosostenibili da 55 miliardi in 15 anni. E il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha annunciato che dall'anno prossimo il governo comincerà a lavorare al cosiddetto "collegato ambientale", una legge per sburocratizzare e sveltire gli interventi in materia. Un obiettivo da perseguire con tutti gli stakeholder. Per questo al Ministero ho costituito una commissione mista con gli operatori del settore.