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Locali notturni, Indino (Silb): "categoria non presa in considerazione". Galli (Cocco): "Non abbiamo certezze sul futuro"

19 mag 2020
Il Cocco, la cui riapertura era prevista ad aprile (@RivieraDiscoteche)
Il Cocco, la cui riapertura era prevista ad aprile (@RivieraDiscoteche)

"Un'ennesima presa in giro". Sono le parole usate dal presidente di Silb Emilia-Romagna, Gianni Indino, in un post su Facebook pubblicato dopo la presentazione del testo definitivo del decreto Rilancio. La categoria dei locali notturni lamenta da tempo di non essere stata presa in considerazione dal governo né sul fronte delle misure economiche, né su quello della ripartenza. "Non possiamo riaprire, ancora ci sono delle difficoltà, le comprendiamo. Il distanziamento sociale nei nostri locali non è possibile", ammette Indino, "ma almeno sosteneteci". Il rappresentate delle imprese dell'intrattenimento emiliano-romagnole ricorda che in tutto il Paese il settore conta 300mila famiglie, e aggiunge che sono "500mila le famiglie senza sussidio alcuno nell'ambito dello spettacolo tra attrezzisti, musicisti, addetti alle luci, ai palchi, cantanti, dj, baristi, ballerine, camerieri". Loro "per lo Stato non esistono", afferma Indino. "Cosa dobbiamo fare per farci ascoltare? Protestare educatamente come stiamo facendo", si domanda, "o serve la piazza, la rabbia incontrollata?".


La crisi dei locali notturni tocca anche il Cocoricò di Riccione che, dopo la lunga chiusura e l'acquisizione a gennaio, avrebbe dovuto riaprire i battenti a Primavera sotto il nuovo nome di "Cocco". "Né io né il Cocoricò abbiamo avuto molta fortuna", riferisce all'ANSA il nuovo gestore Enrico Galli, titolare anche dell'Altromondo Studios di Rimini . "Il restyling è a metà. Sono investimenti enormi che pesano, perché non abbiamo certezze sul futuro". Il settore è immobile. "Non abbiamo date sulla riapertura né indicazioni su come riaprire - spiega Galli -. Abbiamo bisogno di date. Io programmo la stagione artistica estiva nell'autunno precedente. Se anche ci dicessero ora 'tra un mese riaprirete' mi troverei in difficoltà".

Come ci si divertirà in discoteca nella fase due? "Difficile a dirsi. Io gestisco locali che hanno sempre fatto massa. Non credo alla riconversione in ristoranti-lounge, anche se c'è chi segue questa corrente di pensiero". Per l'imprenditore della notte, i concerti al chiuso e le piste da ballo vanno poco d'accordo col distanziamento fisico. "Ok termoscanner e sanificazioni, ma non è possibile contingentare questi tipi di eventi. L'unica cosa è attendere restrizioni più o meno accettabili". E se queste richiedessero dei mesi, sarebbe economicamente sostenibile? "No. Nel frattempo speriamo in qualche aiuto del governo. Siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire". Girano ipotesi "di eventi al chiuso con posti a sedere per 200 persone. È anti-economico - sentenzia - dovrei far pagare un biglietto d'ingresso 200 euro".