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Deriva istituzionale in Venezuela, Guaidó: “Il presidente sono io”

24 gen 2019
Deriva istituzionale in Venezuela, Guaidó: “Il presidente sono io”
Il parlamento venezuelano controllato dall’opposizione ha designato il deputato Juan Guaidó come presidente ad interim e questi è stato subito riconosciuto da Donald Trump, seguito a ruota dai governi di Canada, Brasile, Colombia, Cile, Argentina, Perù, Paraguay e della Oea, l’Organizzazione degli stati americani. Sostegno informale anche parte dell'Unione Europea. Un’investitura resa possibile dall’articolo 233 della costituzione, che permette all’Assemblea Nazionale di destituire il presidente in carica.

Nicolas Maduro non si arrende e ripudia il “golpe americano”, annunciando la rottura totale delle relazioni diplomatiche con Washington. Intanto Guaidó è ricercato dal Sebin, la polizia politica che avrebbe in mano un ordine di cattura per “tradimento alla Patria”. Per appoggiarlo ieri sono scesi in piazza in tutto il Paese e ci sono stati diversi scontri con polizia e militari, con un bilancio parziale di almeno 14 morti e oltre 200 arresti.

Il popolo "agguerrito e combattente" rimanga in allerta, pronto alla mobilitazione per difendere la patria, scrive su Twitter Nicolas Maduro. "Nessun colpo di stato, nessun interventismo - conclude - il Venezuela vuole la pace". Anche Guaidò si fa sentire su Twitter: "Non ho parole per esprimere il dolore che sento nell'apprendere dei venezuelani che sono stati uccisi durante le proteste nelle ultime ore. Alle loro famiglie posso solo garantire che nel nostro paese regneranno la giustizia e la pace".



A sostenere Maduro, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: "Fratello Maduro, resisti, siamo al tuo fianco", avrebbe riferito in una telefonata, come riferisce il portavoce del leader di Ankara condividendo anche l'hashtag #WeAreMADURO. "Sotto la leadership del nostro presidente Erdogan, la Turchia manterrà la sua posizione di principio contro tutti i tentativi di colpo di stato", aggiunge il portavoce su Twitter, riferendosi chiaramente al fallito golpe in Turchia del 15 luglio 2016.

Intanto il Paese è alla deriva, segnato dalla più grave crisi economica e sociale della sua storia.

fm