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Iran: cresce l'ipotesi di invio di ulteriori truppe dagli Stati Uniti

17 giu 2019
Corrispondenza di Massimo Caviglia
Corrispondenza di Massimo Caviglia

L’annuncio dell’Iran, che tra dieci giorni supererà il limite consentito delle riserve di uranio se l’Europa non corrisponderà l’importo venuto a mancare dall’uscita degli Stati Uniti dal trattato sul nucleare, è sembrato ad alcuni una provocazione e ad altri un ricatto. Già nei giorni scorsi l'Agenzia per l'energia atomica aveva confermato l'aumento della produzione di uranio da parte dell'Iran. E dopo l’attacco alle petroliere nel Golfo Persico, la situazione già tesa fra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti sta crescendo con l’ipotesi dell'invio di ulteriori truppe da parte dell’amministrazione Trump dopo la dichiarazione del Capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane che “quando l'Iran deciderà di bloccare le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sarà militarmente così forte da farlo pubblicamente”. Teheran non ha neanche mai nascosto di voler distruggere Israele, e il premier Netanyahu ha detto oggi che non è rimasto sorpreso dalla minaccia atomica, e ha invitato tutti gli Stati a sanzionare tale dichiarazione affermando che non permetterà al regime degli ayatollah di ottenere armi nucleari. Secondo l’Istituto di ricerca sulla Pace di Stoccolma, delle circa 14.000 bombe atomiche nel mondo il 90 % sono in mano alla Russia e agli Stati Uniti, il resto alla Francia, alla Cina, al Regno Unito, al Pakistan, all’India, a Israele e alla Corea del Nord. Israele ne ha circa 80, di cui 30 possono essere sganciate da aerei e 50 lanciate da missili. Quindi con l’attuale strategia l’Iran sta giocando col fuoco. Khamenei e Ruhani pensavano di poter resistere fino alle elezioni statunitensi del 2020, sperando che con un nuovo Presidente le pressioni di Washington si sarebbero attenuate. Ma le sanzioni stanno mettendo a dura prova l’economia iraniana. Perciò, con gli attacchi terroristici alle petroliere, Teheran cerca di spingere gli Stati Uniti ad allentare le sanzioni, ma potrebbe subire un duro colpo dall’esercito americano, che intende prevenire un'escalation nel Golfo Persico dove, ancora per i prossimi 100 anni, vi è il 50% di tutto il petrolio e gas del mondo. Quindi alla fine, dice un commentatore israeliano, il Medio Oriente è come il selvaggio West: chi vuole sparare deve sparare, altrimenti le minacce non avranno alcun peso.

Massimo Caviglia