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Israele: contro il coronavirus e l’apatia, elezioni con l’affluenza più alta da 21 anni

2 mar 2020
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

Con l’affluenza alle urne più alta dal 1999, gli elettori israeliani hanno sfidato le previsioni di apatia e la paura del coronavirus. Mancano poche ore al risultato delle terze elezioni in meno di un anno, e Israele è perfettamente diviso a metà fra laici e religiosi, fra destra e sinistra, e trattiene il fiato per sapere se il Paese andrà verso un governo di minoranza guidato da Gantz con l’appoggio esterno di Lieberman e della Lista araba unita, o se il premier Netanyahu riuscirà a mettere a frutto la pubblicità fornitagli dal Piano di Pace americano e a rimanere a capo del governo nonostante l’incriminazione per frode e corruzione.
Per evitare il contagio da coronavirus sono stati allestiti seggi speciali per gli elettori in quarantena, cui sono stati forniti guanti e mascherine. Ma il timore dell’epidemia riguarda tutta l’area mediorientale. Mentre gli Stati Uniti concedono lo stop alle sanzioni iraniane per facilitare gli aiuti umanitari a Teheran, un consigliere dell'ayatollah Khamenei è morto proprio a causa del coronavirus.
L'Iran ha il numero di vittime più alto del mondo dopo la Cina, e una percentuale di decessi doppia rispetto agli altri Paesi, a causa di un accesso prioritario alle cure per le guardie della Rivoluzione islamica invece che per la popolazione, e di un servizio sanitario indebolito dai tagli al bilancio, contrariamente a quanto avviene per le spese militari e le centrali atomiche.
Ma anche in Israele serpeggia il timore di un contagio, soprattutto tra le forze armate: la soldatessa risultata positiva al virus è la punta dell’iceberg di un esercito in cui si contano 340 casi in quarantena. Un team di biologi israeliani sta quindi analizzando il Covid.19 e conta di creare un vaccino orale per il coronavirus in qualche settimana per distribuirlo entro 90 giorni, modificando quello già realizzato contro la bronchite infettiva. Perché avere le truppe febbricitanti rischia di indebolire le difese di una Nazione che fa della sicurezza un requisito indispensabile per la sopravvivenza.

Massimo Caviglia


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