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Israele: oltre 6 milioni al voto per confermare Netanyahu o dare una chance al suo rivale Gantz

Tutto ciò in uno scenario, quello mediorientale, in ebollizione; con tensioni crescenti nell'area del Golfo. In Afghanistan mattinata di attentati

17 set 2019
Al voto in Israele
Al voto in Israele

Difficilmente, già domani – con la diffusione dei risultati definitivi -, sarà possibile conoscere il prossimo Primo Ministro dello Stato Ebraico. Con tutta probabilità bisognerà attendere le trattative post voto. I sondaggi davano infatti sostanzialmente appaiati il Likud di Benjamin Netanyahu ed il partito centrista Blu-Bianco di Benny Gantz; entrambi relativamente lontani dalla maggioranza di 61 seggi. Si diceva allora dell'importanza del dato dell'affluenza; ma nel primo pomeriggio, oggi, era superiore di appena lo 0,7% rispetto alle Politiche dell'aprile scorso: che avevano determinato la ben nota situazione di stallo. Le urne chiuderanno alle 21, ora italiana. Capillari le misure di sicurezza, con la chiusura dei valichi verso la Cisgiordania e Gaza. Se Gantz, in campagna elettorale, aveva puntato su concetti quali maggiore democrazia ed unità nazionale, Netanyahu aveva insistito su messaggi più “muscolari”, come la volontà di annettere, se rieletto, la Valle del Giordano e gli insediamenti in Cisgiordania. Già nota, invece, la sua “attitudine” interventista nei confronti dell'Iran, che appare sull'orlo di una pericolosa escalation con Washington e Riad, dopo i raid alle due maxi raffinerie della Saudi Aramco, rivendicati dai ribelli yemeniti Houthi. Investigatori americani e sauditi – riporta la CNN – ritengono vi siano “probabilità molto alte” che l'attacco sia stato lanciato con missili cruise da una base iraniana. Più prudente Donald Trump. “Verifiche sono ancora in corso – ha detto -; non voglio una guerra con Teheran, cercherò di evitarla, ma siamo pronti”. Stati Uniti, peraltro, di nuovo nel mirino in Afghanistan, dopo la cancellazione dei colloqui di pace con i talebani. Un'esplosione ha scosso oggi il centro di Kabul, nei pressi di una base militare e dell'ambasciata americana. 22 i morti, numerosi i feriti. Poco prima, nella regione di Parwan, 24 persone perdevano la vita nella deflagrazione di un'autobomba durante una manifestazione elettorale del presidente Ashraf Ghani.