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Vertice Lega araba: ancora divisioni tra i Paesi del Golfo

Ancora lontano un clima di distensione tra i Paesi del Golfo

7 apr 2019
Vertice Lega araba: ancora divisioni tra i Paesi del Golfo

Concluso il 30* Summit dei Paesi della Lega Araba, che si è svolto a Tunisi la scorsa settimana, qui negli Emirati si tirano le somme di quello che avrebbe dovuto essere un vertice decisivo per il rilancio di una azione araba comune, ma che di fatto ha confermato vecchie e nuove divisioni. Primo incontro che vedeva seduti intorno allo stesso tavolo l'emiro del Qatar al-Thani e i governanti di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein ed Egitto, dopo il blocco politico ed economico imposto a Doha nel 2017, si è ancora ben lontani da un clima di distensione tra i Paesi del Golfo.

Al-Thani ha infatti lasciato il vertice, senza dare spiegazioni, ancor prima di pronunciare il suo discorso. Nessuna nota dalle autorità qatariote, ma le immagini televisive hanno mostrato come l'emiro si sia allontanato quando il segretario generale della Lega araba ha elogiato l'amministrazione saudita per la presidenza di turno dello scorso anno.  

Pochi i progressi anche sugli altri temi all'ordine del giorno: il futuro dello stato palestinese, la situazione in Libia, i conflitti in Yemen e in Siria, che non è stata riammessa nella Lega Araba, come auspicavano invece diversi Paesi, tra i quali gli Emirati Arabi, che hanno di recente riaperto la propria ambasciata a Damasco e ripristinano i voli commerciali.

Un solo punto ha trovato tutti d'accordo, a pochi giorni dalle elezioni in Israele: la condanna al riconoscimento statunitense della sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Con la decisione di presentare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu e di chiedere poi un parere legale alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

E anche se il presidente tunisino Essebsi, in chiusura del vertice, ha sottolineato che non verranno risparmiati gli sforzi per una maggiore unione tra i Paesi arabi, la strada sembra ancora tutta in salita, e il risvolto più incisivo di questo Summit è stato sicuramente il vertice parallelo organizzato a Tunisi dalla società civile: ai politici, è stato chiesto un impegno concreto per promuovere e proteggere i diritti umani in tutti i Paesi arabi e di assumersi le proprie responsabilità per la causa palestinese.