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Campagna Elettorale e giustizia, Ciavatta: “Bisognerà fare in modo che il tribunale possa essere al di sopra di ogni sospetto. Oggi non è così"

di Monica Fabbri
27 nov 2019
Nel servizio l'intervista a Roberto Ciavatta
Nel servizio l'intervista a Roberto Ciavatta

Nella campagna elettorale, al giro di boa, non mancano veleni ed attacchi. Giustizia e Carisp i temi dominanti, in uno scontro feroce che ripropone tensioni consiliari ben note, con nomi che tornano come promemoria politico incrociato. Ecco quindi che da una parte c'è chi grida contro falsi moralisti e mette in guardia dai pericoli della restaurazione mentre dall'altra si ricordano i tempi di Grais e Savorelli, le mail dal Lussemburgo, accusando l'avversario di dittatura e regime dei colonnelli.

“Da quando si è aperta la crisi – dice Roberto Ciavatta di Rete – sono partite delle resistenze, la vera restaurazione da parte di un partito in particolare che si richiama al futuro forse per nascondere il suo passato, a difesa di banca Cis. Ci aspettavamo che la campagna elettorale sarebbe stata dura, proprio perché c'è chi vuole difendere gli interessi di quella banca e del suo proprietario”. Ancora una volta viene tirata in ballo la giustizia: per le mancate nomine dei giudici d'appello, per ipotetici conflitti di interesse, per ingerenze della politica e viceversa.

Alla vigilia della campagna, Rete invitava a non alzare troppo i toni dello scontro. Oggi parla di dossieraggio e odio usati come armi, e si aspetta qualche bomba dal tribunale. “Bisognerà fare in modo che possa essere al di sopra di ogni sospetto. Oggi non è così", afferma Ciavatta. "Temiamo che chi sta facendo la campagna al vetriolo voglia utilizzare tutte le proprie armi per distruggere l'avversario con accuse che il giorno dopo si rivelano infondate ma che sul momento possono spostare qualche voto. È la disperazione di chi sa di non poter avere voti se non distruggendo gli avversari”.

Nel servizio l'intervista a Roberto Ciavatta