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La manovra da dieci miliardi varata nella notte dal governo dei tecnici in Italia scontenta tutti o quasi

10 ott 2012
La manovra da dieci miliardi varata nella notte dal governo dei tecnici in Italia scontenta tutti o quasi
La manovra da dieci miliardi varata nella notte dal governo dei tecnici in Italia scontenta tutti o quasi
La prospettiva dell’aumento di un punto dell’Iva che il Def non scongiura scatena il fuoco sul governo Monti. Gli attacchi all’Esecutivo non arrivano solo dai sindacati, con la Cgil sul piede di guerra, ma anche da praticamente tutte le forze politiche tranne l’Udc, che continua nel suo sostegno “a prescindere” per il professore. Se Monti ribadisce che la “disciplina di bilancio sta pagando”, malgrado il calo di un punto di Irpef è generale lo scontento per la manovra da dieci miliardi, e da più parti c’è la richiesta di trasformare in politico il governo dei tecnici. E mentre l’Esecutivo pone la fiducia alla Camera sulla delega fiscale, a Palazzo Chigi non si contano le richieste di chiarimenti dei partiti:
a cominciare da Bersani. Pur difendendo Monti dalle bordate di Vendola, il segretario del Pd sostiene che nella legge di stabilità “ci sono cose da aggiustare su sanità e scuola”. E nel Pd gli stracci che volano tra Matteo Renzi e Massimo D’Alema testimoniano il clima tesissimo in vista delle primarie. Ma le cose non vanno poi tanto meglio nel Pdl dove continua il braccio di ferro con gli ex di An. E, mentre arrivano nuovi arresti nelle regioni, con le manette per un assessore in Lombardia e le indagini su un dipietrista nel Lazio, e Beppe Grillo inizia il suo tour elettorale in Sicilia con il clamore di una traversata a nuoto dello Stretto di Messina, si va alla conta sulla riforma della legge elettorale. Domani la commissione Affari Costituzionali del Senato voterà per adottare il testo base sulla riforma. Si dovrà decidere tra il testo del Pdl e quello del Pd: sono in gran parte identici ma propongono rispettivamente il primo le preferenze e il secondo i collegi.

Da Roma Francesco Bongarrà

Le indiscrezioni si sprecano invece, sugli scandali sui costi della politica ed i conseguenti arresti eccellenti. Si insedieranno lunedì prossimo con pieni poteri i tre commissari che per 18 mesi guideranno il Comune di Reggio Calabria, sciolto ieri dal Consiglio dei ministri per contiguità con la criminalità organizzata, su proposta del ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri. I tre - Vincenzo Panico, Giuseppe Castaldo e Dante Piazza - secondo quanto prevede la legge che regola lo scioglimento dei consigli comunali per mafia, eserciteranno le attribuzioni spettanti al Consiglio, alla giunta ed al sindaco.