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All’indomani dei funerali, il Rimini calcio ricorda il suo Presidente

24 mag 2007
Vincenzo Bellavista
Vincenzo Bellavista
Un infinità di aneddoti, ricordi di un uomo che ha raffigurato la storia del Rimini.
Quando muore uno come Vincenzo Bellavista, ci si sente un po’ più poveri. Correttezza, serietà, lealtà, anche potenza e fermezza, ma cattiveria mai. Questo emerge dalle parole di Tasso, Cristiano, Ricchiuti, Baccin e Bravo, in rappresentanza della squadra e naturalmente da quelle di Leonardo Acori, il tecnico della stretta di mano. “Con lui - ha detto -, la firma sul contratto non serviva. L’errore da non commettere in questo momento è emulare il Presidente. Sono nel calcio da tanti anni e non ho mai conosciuto una persona di questo spessore. Sarà importante invece portare avanti il suo progetto che non è nascosto a nessuno: lui voleva la serie A e noi faremo di tutto per arrivarci. Tra l’altro aveva già indicato la strada, il suo sogno era battere il Napoli in finale. Con tutto il rispetto per Romeo Neri ma il nuovo stadio, da cui ora non si può prescindere, dovrà portare il nome di Vincenzo Bellavista”.
Il capitano Adrian Ricchiuti ha tenuto a precisare le parole riportate dalla Gazzetta dello Sport di martedì, che riferivano di un suo allontanamento da Rimini: “Ho semplicemente detto che io e il Presidente abbiamo una cosa in comune, vogliamo vincere. Se la Cocif non porterà avanti il progetto che Bellavista voleva, è chiaro che potrei scegliere altre strade. Ma sono certo che la Cocif non abbandonerà, e io resterò a Rimini perché è quello che voleva il Presidente”.
Giocatori e tecnico hanno poi rivolto un plauso a tutte le società di calcio presenti al funerale. “In particolar modo - ha sottolineato Acori -, sono rimasto piacevolmente stupito dalla partecipazione del Cesena. Hanno dato un grande segnale di rispetto. Ultimamente il clima era diventato troppo teso, la rivalità c’è e ci sarà sempre, ma questo gesto importante ha contribuito enormemente a stemperare i toni”.