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Appelli: si apre tra gli altri il secondo grado di giudizio dell'incidente al Rally Legend

In aula uno dei feriti, ancora in carrozzina. Gli avvocati "non si arrivi alla prescrizione"

16 set 2020
L'incidente al Rally Legend
L'incidente al Rally Legend

“Che si eviti oltre al danno la beffa della prescrizione”, l'appello degli avvocati di chi porterà per la vita le limitazioni fisiche ed i segni dell'incidente che il 9 ottobre del 2016 costò la vita ad Enrico Anselmino durante una prova del Rally Legend, davanti al giudice David Brunelli in occasione del secondo grado di giudizio di un processo che si concluse con la condanna a carico di addetti alla sicurezza, commissari di percorso e allestitore della prova speciale. Per un errore di bandella gli spettatori vennero posizionati sulla via di fuga “se una responsabiltà c'è stata non è tale da integrare l'omicidio colposo” così la difesa degli appellanti, che ha chiesto l'assoluzione con formula dubitativa. Sul filone delle lesioni colpose incombe la prescrizione, di qui l'appello delle parti civili al Giudice, che deciderà entro i prossimi tre mesi.

Prescrizione già avvenuta, da mesi ormai, nella vicenda che in primo grado è costata la condanna ad 1 mese di arresto al giornalista David Oddone, per avere pubblicato stralci di una chat del gruppo whathapp di alcuni medici aderenti all'Asmo. Ciononostante si è entrati nel merito per valutare profili di responsabilità penale ed è stato lo stesso giornalista a voler intervenire in chiusura “una mia non assoluzione- ha detto -significherebbe un passo indietro nei diritti della libertà d'espressione”. In secondo grado di giudizio altri due vicende di rilievo, pur per motivi diversi. L'incidente mortale alla Cotes, in cui perso la vita un dipendente di 55 anni e per il quale venne condannato il conducente del camion che lo investì e quella di Vincenzo Secondo Melandri, famoso in Italia come “il re del vino” L'imprenditore vitivinciolo ravennate venne condannato a 4 anni e 6 mesi per riciclaggio a San Marino proprio nel giorno in cui la Dia di Bologna gli sequestrò beni per 50 milioni di euro “le condotte a lui attribuite non sono sono idonee ad integrare il reato di riciclaggio” hanno ribadito i suoi legali. Anche in questo caso il giudice Brunelli si è preso tre mesi di tempo