
Molto difficilmente un singolo leader è in grado di incidere sulla traiettoria di un Paese; ma il “caso Trump” potrebbe rappresentare un'eccezione. Stando a vari analisti, infatti, la novità di questo mandato starebbe nel diverso rapporto con il cosiddetto “Deep State”. Una parte degli apparati sarebbe questa volta favorevole all'approccio pragmatico del Presidente. Il negoziato – meglio se duro – come strumento privilegiato. Chi ha visto allora nel raggiungimento di una tregua a Gaza – dopo ripetuti fallimenti – proprio la mano del tycoon; che pur non ancora in carica avrebbe costretto Netanyahu a più miti consigli, utilizzando in modo deciso la leva del supporto militare.
Ritenute evidentemente un dettaglio le conseguenti turbolenze in seno al Governo israeliano, per l'implicita rinuncia all'annientamento di Hamas. Altro aspetto chiave della “geopolitica trumpiana”, secondo alcuni, la non preconcetta ostilità al riconoscimento di sfere d'influenza altrui; bilanciata però da una forte deterrenza. Come dimostrato dai riferimenti ad un futuro “Iron Dome” per gli Stati Uniti. In quest'ottica potrebbero essere lette anche le prossime mosse sul dossier russo-ucraino; seppure sia già da ritenersi archiviata la promessa di porre fine al conflitto entro un giorno dal giuramento.
Si parla ora di una telefonata con Putin nei prossimi giorni. “Eviteremo la terza guerra mondiale”, ha assicurato nel suo intervento alla Capital One Arena di Washington. Un bagno di folla, nel corso del quale è tornato sui temi caldi della campagna elettorale; in primis l'immigrazione. “L'invasione al confine finirà”, ha tuonato. Ha anche annunciato un'imminente visita in California, devastata dagli incendi. Ma a sorprendere nelle scorse ore è stato soprattutto il tono soft con Pechino: autentico rivale strategico degli USA. Paradigmatico il dossier TikTok.
Tutto da decifrare poi l'evolversi dei rapporti con una figura ingombrante come quella di Elon Musk. Grandi incognite, insomma, all'orizzonte; specie per l'UE: sostanzialmente non riconosciuta come interlocutore dalla nuova Amministrazione; che minaccia dazi, visto il focus sullo squilibrio commerciale. Cambio di postura anche nella dialettica; ora diretta, priva di sovrastrutture. Cartina tornasole del carattere istrionico del nuovo Presidente.