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Hong Kong: cresce la preoccupazione delle Autorità di Pechino per le proteste nell'ex colonia britannica

La scorsa notte nuovi tafferugli tra polizia e manifestanti, che chiedono anche le dimissioni della governatrice Carrie Lam

7 ago 2019

A Shenzen è stato girato un video, diffuso sui social media cinesi, con la palese volontà di scoraggiare le proteste nella vicina Hong Kong. Si tratta di una maxi esercitazione di polizia, nella quale gli agenti rispondono a centinaia di finti manifestanti, vestiti come coloro che da settimane scendono in strada, contro le autorità locali ed il Governo centrale, nella ex colonia britannica. Il messaggio è chiaro: ulteriori disordini non saranno tollerati. Tutto ciò, però, senza ricorrere all'intervento dell'Esercito: una sorta di extrema ratio – per Pechino –, che teme le inevitabili pressioni, della comunità internazionale, che ne conseguirebbero. La situazione, però, dopo 2 mesi di manifestazioni, progressivamente radicalizzatesi, rischia effettivamente di andare fuori controllo, e compromettere la ricca economia della città. Nuovi disordini – la notte scorsa -, dopo che un rappresentante studentesco era stato fermato per aver portato con sé un puntatore laser. Arresto che si aggiunge agli oltre 500 dall'inizio delle proteste, iniziate per dire “no” alla legge sull'estradizione – poi “congelata” -, e proseguite, nonostante la dura repressione delle forze dell'ordine, tra stazioni di polizia assaltate e lanci di oggetti di ogni genere contro gli agenti. Il malcontento di una parte consistente di popolazione della “regione amministrativa speciale” - per quella che è vista come un'intollerabile ingerenza, da parte della Cina - è insomma palese; anche perché l'autonomia – che cesserà ufficialmente nel 2047 - è considerata un importante vettore di prosperità economica. Da qui la pressante richiesta di dimissioni nei confronti della governatrice Carrie Lam, considerata una sorta di “fantoccio” del Governo centrale; ma la cui posizione – al momento – è blindata. La situazione nella ex colonia - ha dovuto ammettere il capo dell'ufficio di gabinetto di Pechino, responsabile per gli affari di Hong Kong -, è “la più grave dal suo ritorno sotto la sovranità cinese”. Nei giorni scorsi esponenti governativi avevano accusato “forze straniere” di fomentare i disordini, chiedendo in particolare a Washington di rinunciare a qualsiasi ingerenza.