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Aria tranquilla nel PdD dopo presentazione Zona Franca

20 mar 2004
Aria tranquilla nel PdD dopo presentazione Zona Franca
Aria apparentemente tranquilla, nella sede del Partito dei Democratici, il giorno dopo la presentazione della Zona Franca. Lunedì sera si terrà una riunione dell’esecutivo e appena possibile si pensa di convocare un consiglio generale per discutere, ovviamente, delle sollecitazioni e le critiche avanzate dal nuovo gruppo di minoranza. Nei vertici del PDD ci si interroga, sulle ragioni della scelta e le condizioni che hanno portato a questa divisione. “Lo stimolo è forte – commenta il segretario, Giuseppe Morganti – se si è arrivati a creare una corrente interna, è segno che alcune delle questioni sollevate non hanno trovato risposta nella normale attività di dialettica interna del partito, evidentemente sono sfuggite. Se la scelta della zona franca – prosegue Morganti – non è inficiata da elementi scissionisti, tutto lascia sperare che questa nuova forza porti ad una riflessione che favorisca sintesi politiche capaci di registrare la più ampia condivisione”. Tradotto in termini meno politici, la speranza di Morganti è che prevalga il dialogo e che si possa evitare una qualunque rottura. Ma il segretario si toglie anche un sassolino. “Non capisco e non posso condividere quelle accuse relative alle incertezze . Il partito – spiega - è impegnato a realizzare i punti del progetto dell’accordo per il governo straordinario e vogliamo assolutamente che trovino concretizzazione. Sugli elementi poi che riguardano l’etica e la moralità, punto centrale delle richieste del gruppo di Zona Franca – aggiunge Morganti – ritengo sia il primo punto che deve caratterizzare ogni azione politica. Più caustico nel suo commento l’ex segretario Claudio Felici, al quale i dissidenti hanno riservato le critiche più marcate. “Non una cosa nuova – dichiara - era nell’aria e non è la prima che capita. Mi pare – aggiunge – più l’esigenza di distinguersi che di costruire qualcosa di nuovo. “È chiaro – spiega Felici - che da un lato c’è chi ha un grande progetto politico e dall’altro chi invece pensa sia importante mantenere una identità, come dire – aggiunge - pochi ma buoni. Felici ricorda che le scelte sono state assunte da un Congresso, in pieno rispetto delle regole democratiche e che gli obiettivi fissati in quell’occasione si stanno portando avanti. “Chi pensa ad una democrazia dell’alternanza – aggiunge - non può prescindere dal fatto che questa debba comprendere in maniera forte il Partito socialista”. 'Vorrei capire – conclude – se in questa operazione c’è qualcuno che in maniera nostalgica voglia solamente tutelare la propria identità”.