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Maurizio Cavalli: "I piccoli insegnano"

26 nov 2020
Maurizio Cavalli: "I piccoli insegnano"

La politica ha un modo strano di gestire il Paese; più sull’ideologia politica personalizzata che sui progetti. Quello che vorrei condividere è la mia esperienza. Coinvolto a quel tempo per motivi politici nella candidatura alle giunte di Castello; dal 2014 ho ricoperto il ruolo di consigliere di giunta nel Castello di Serravalle, ed avevo l’idea, in parte personale, in parte da chiacchiere da bar come tutti, di come erano considerate le giunte. A conclusione del mandato ho un’idea totalmente diversa e che vorrei esprimere. Essendo stato politicamente rappresentante dell’opposizione; col Capitano di Castello ed il suo gruppo ho avuto inizialmente qualche dubbio, ma dopo qualche seduta di giunta questa sensazione si è dissolta, e con essa anche il fumo dei pregiudizi che avvolgevano le giunte. Ho capito subito che l’aria era diversa, che si parlava di progetti e non colori politici o ideologie mantenendo però ognuno la propria identità. Non si diceva sì o no su una decisione in base alla provenienza politica, ma si valutava se fosse valida o meno a risolvere un problema. Ho contribuito a proporre soluzioni che venivano accettate come le proposte di tutti. Per essere più efficienti abbiamo deciso di dividerci i compiti formando dei gruppi di lavoro per meglio affrontare le problematiche. Questo ci ha permesso di ottenere molti risultati in tutte le situazioni che accadevano nel castello e di confrontarci sulle idee portate in seduta. La mia esperienza di questi anni sarà indimenticabile per lo spirito sociale, l’altruismo e il rispetto che si deve avere per ricoprire un incarico tale: le decisioni prese erano in armonia da parte di tutti i consiglieri. Devo sinceramente ringraziare il Capitano e tutti i componenti della Giunta, il personale degli uffici, Segreterie, e dipartimenti che hanno collaborato con me e con la Giunta aiutandoci a realizzare e risolvere le esigenze del Castello. Da questa esperienza ho avuto tempo di riflettere su alcuni metodi.
-La prima domanda che sorge spontanea è: Se chi è deputato a prende decisioni che riguardano il nostro Paese e i suoi Cittadini nel modo di risolvere i problemi; lo facesse lasciando fuori personalismi, condizionamenti e tutto il resto; forse si risolverebbero più problemi. Chi la pensa diversamente o non accetta questa tesi probabilmente dirà che... eh ma nelle giunte siete in pochi a decidere; oppure...le cose da decidere sono diverse...ecc. Portando ad esempio il modo di fare che ci siamo dati; anche essendo in pochi (i consiglieri di giunta raggiungevano un massimo di dieci componenti) penso... che forse anche i sessanta che sono in consiglio se una volta eletti lasciassero fuori ideologie e colori politici; e avessero tutti a cuore il bene del Paese; potrebbero adottare lo stesso principio e condividere nei gruppi di lavoro le loro esperienze mettendole al servizio di progetti e soluzioni più condivise.
-Seconda domanda: Con questo metodo quanti cose si potrebbero fare in cinque anni? Sicuramente a mio avviso molte, mentre mi sembra che nei luoghi predisposti alle decisioni; a volte chi governa ha ragione e gli altri hanno torto; una proposta dell’opposizione che viene approvata è definito governo in crisi? Ma se la proposta è buona e serve per il bene di tutti; sia chi governa e chi è all’opposizione; non dovrebbe essere entusiasta di avere avuto una collaborazione alla soluzione? A questo punto vorrei fare un appello: Se io che sono un piccolo consigliere di giunta”, ho contribuito a migliorare il mio Castello....; perché chi ha esperienze ed è preparato per prendere grandi decisioni per il Paese non collabora con i suoi pari e cerca di offrire realmente un contributo disinteressato alla collettività? La mia impressione è che oggi la politica ha perso l’immagine di collettività che aveva tanti anni fa, è coperta da personalismi e apparenza; ha perso il significato di collettività.

c.s. Maurizio Cavalli, "Serravalle: Un Castello da vivere insieme"


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