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Covid-19 in Italia: quando torneremo alla normalità? Si è raggiunto il picco? Le stime dell’esperto

28 mar 2020
Andrea Pugliese
Andrea Pugliese

Benedetta de Mattei ha intervistato Andrea Pugliese Professore di Analisi Matematica e Biomatematica dell’Università di Trento ed esperto in modelli matematici per l’analisi della diffusione delle malattie infettive – per capire i reali numeri dell’epidemia Covid-19 e quando raggiungerà il picco in Italia.

Professore a suo avviso quando arriverà il picco in Italia?
Purtroppo a questa domanda nessuno è in grado di dare una risposta certa, quello che dicono i dati non è mai chiarissimo e soprattutto quanto vediamo oggi riflette infezioni che sono avvenute parecchio tempo fa e il numero attuale dei morti dipende da infezioni avvenute da un minimo di 10 a un massimo di 40 giorni fa. Ciò significa che, nonostante da un paio di settimane siano state prese delle forti misure restrittive, gli effetti si vedranno con ritardo tra qualche giorno. Oltre a questo, bisogna sottolineare che un numero in se dice poco e che i dati riportati sui contagi dipendono molto dal numero dei tamponi eseguiti.
La previsione del picco in Italia è dunque un po' azzardata ma in alcuni comuni è evidente che il picco sia arrivato e che l’epidemia si sia molto ridotta da parecchio tempo, per cui è chiaro che le situazioni sono diverse da un posto all’altro. Ad ogni modo la mia opinione onestamente è che le restrizioni che si stanno effettuando, restando a casa, stiano funzionando e che tutto sommato nel giro di qualche giorno l'effetto sarà visibile.

Uno dei problemi principali nella misurazione del contagio è l’inaffidabilità dei numeri, quale è il rapporto tra infetti ufficiali e reali?
A questo si potrà dare una risposta certa solo alla fine, quando probabilmente questo dato sarà meno importante ma se devo stimare il rapporto tra infetti ufficiali e reali l’ordine di grandezza è tra i 5 e 10 in più rispetto a quelli che sono.

A suo avviso il collasso che ha colpito la Lombardia si espanderà anche alle altre regioni?
Chiaramente si parte da numeri molto diversi. Ma i contagi localizzati ad alcuni comuni o ad alcune strutture possono far aumentare i numeri per un po' di tempo mentre quando i numeri sono più bassi possono esservi maggiori fluttuazioni. Ad ogni modo mi aspetto che ci sia un effetto in tutta Italia delle politiche restrittive attuate, anche se probabilmente il risultato non si vedrà contemporaneamente in tutte le regioni perché ad esempio al Sud molte persone si sono spostate e le misure di contenimento sono iniziate un po' dopo.

Da matematico cosa la colpisce di quest’epidemia?
Mi colpisce la rapidità di quest’epidemia, con dei picchi di crescita molto veloci in alcune zone. Inoltre siamo abituati al fatto che tutto sia interconnesso, e quindi il contagio si sposti velocemente, mentre in Italia quest’epidemia è rimasta abbastanza localizzata ad alcune aree e questo mi ha effettivamente stupito. Insomma è una cosa un po' diversa da quanto ci si sarebbe aspettati in base ai modelli che in genere utilizziamo, ma forse le misure di controllo hanno avuto un ruolo.

Questo da cosa è dovuto?
Sono analisi che si potranno fare più avanti. Le ipotesi sono varie: c’è qualcuno che dice sia dovuto al microclima mentre altri sostengono siano stati commessi degli errori in alcune zone, quando ancora non c’era la consapevolezza della situazione, che hanno incrementato di molto la diffusione in un punto specifico; infine ci sono anche i fattori casuali che hanno fatto arrivare le prime infezioni in un certo luogo

Il numero dei morti in Italia è davvero molto elevato perché?
Non credo ci sia motivo di pensare che il virus in Italia sia più letale che in Cina o altri Paesi. Io onestamente mi aspetto che tutto sommato, tenendo conto della struttura di età dei contagiati e di tutte le persone che sono contagiate ma non sono riportate, non ci sia motivo di pensare che la mortalità debba essere maggiore.

Quando si tornerà alla normalità?
Questa è una decisione delicata che dovranno prendere le autorità sanitarie ma sicuramente sarà un periodo lungo in cui bisognerà capire come agire. Anche quando supereremo questa fase acuta il rischio del contagio continuerà ad esserci e bisognerà studiare i modi e trovare gli strumenti per riuscire ad avere un’azione rapida nel caso ci siano nuovi focolai. Il virus è difficile che scompaia dal mondo e quindi, anche se potrebbe essere che d’estate la situazione sia meno facile per il contagio e quindi meno rischiosa, è un problema che da settembre si riproporrà. Bisogna dunque sicuramente dotarsi di strumenti adatti, per non farsi cogliere impreparati come è successo a febbraio.

Come esperto delle modellistiche infettive che caratteristiche ha questo virus?
Questo virus ha certamente una caratteristica che ha facilitato la diffusione e la maggior parte delle trasmissioni dell’infezione avviene prima ancora che la persona manifesti i sintomi; si arriva ad essere infettivi prima ancora di accorgersi di essere infettati e questo rende meno efficaci le strategie di controllo tradizionali. Chiedere a chi è sintomatico di stare a casa non è sufficiente a bloccare la diffusione del contagio.

Benedetta de Mattei