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Influencer a Dubai? D'obbligo registrazione e licenza

27 giu 2018
Elisabetta NorziInfluencer a Dubai? D'obbligo registrazione e licenza
Influencer a Dubai? D'obbligo registrazione e licenza - La corripondenza della nostra corrispondente Elisabetta Norzi
Come regolamentare la figura di influencer e blogger è un tema del quale si discute in tutti i Paesi del mondo. Se Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha elaborato già nel 2009 una sorta di codice etico dedicato ai blogger e ai rapporti con i brand che promuovono e, sulla stessa scia, in Italia, l'Antitrust ha chiesto di inserire hashtag come “pubblicità” o “sponsorizzato” nei post per i quali gli influencer ricevono un compenso, a Dubai il National Media Council ha deciso che chi trae profitto dai contenuti pubblicati sui Social network deve registrarsi e avere una licenza.
Mancano pochi giorni perché i molti blogger ed influencer che operano nel Paese si mettano in regola: la scadenza è infatti il 30 giugno e per avere la licenza occorre versare una tassa di circa 4000 euro all'anno. La nuova norma ha lo scopo, secondo quanto dichiarato in un comunicato stampa dal Media Council “di migliorare la competitività, sostenere contenuti mediatici equilibrati, responsabili e imparziali che rispettino la privacy delle persone e che proteggano i vari segmenti della società da influenze negative".
E anche se alcuni degli influencer più seguiti del mondo risiedono proprio qui a Dubai, come ad esempio la beauty blogger Huda Kattan che per un post viene pagata anche 18mila dollari, più che una norma per regolare il rapporto tra influencer e pubblicità, la licenza è di fatto un altro modo per controllare i contenuti della rete.
Nel Paese è in vigore dal 2012 una normativa che riporta in modo dettagliato i reati legati al Web: non solo l’uso di Internet per crimini informatici, ma anche la pubblicazione di messaggi, post o foto su qualsiasi dispositivo elettronico (telefonini personali inclusi) che possano danneggiare l'unità e la pace sociale, l'ordine e la morale pubblica o gli interessi dello Stato. Secondo la legge è un grave reato anche il sarcasmo verso i governanti o le istituzioni e la pubblicazione di contenuti che si oppongano al sistema di governo o che incitino in qualche modo a disobbedire le leggi.
Il Media Council ha fatto però sapere in questi giorni che per ora non sono molte le richieste pervenute per la registrazione, e ha ricordato che chi non si mette in regola, rischia multe e la chiusura immediata di blog, siti ed account.

Elisabetta Norzi