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Vigili del fuoco di Rimini minacciano sospensione servizio

9 mar 2004
Vigili del fuoco di Rimini minacciano sospensione servizio
Dal prossimo 18 marzo i vigili del fuoco di Rimini minacciano di sospendere gli interventi a San Marino. Lo comunicano con una nota ufficiale le rappresentanze sindacali. L’ultimatum sta per scadere, i 60 giorni di tempo concessi alle autorità competenti termineranno il prossimo 18 marzo, e da quella data potrebbero essere sospesi gli interventi nella Repubblica di San Marino. I vigili del fuoco decideranno le forme di mobilitazione lunedì 15 marzo, quando si riuniranno in assemblea presso il distaccamento aeroportuale di Miramare, cui hanno invitato a partecipare anche il personale della protezione civile sammarinese. Tanti i problemi da risolvere, tra cui spicca la sottoscrizione di un accordo, o convenzione, con San Marino, per regolamentare e tutelare, anche sotto il profilo della prevenzione, il personale che deve intervenire sul territorio della Repubblica. Ad esempio i vigili chiedono di conoscere le sostanze e il materiale trattato nelle aziende delle zone industriali e artigianali, i sistemi di sicurezza esistenti e così via. E’ ancora viva infatti, nella memoria dei vigili del fuoco riminesi, quanto accadde l’8 agosto 2000, col terribile incendio sviluppatosi a Galazzano in cui rimasero gravemente feriti alcuni pompieri del comando provinciale di Rimini. Nonostante le iniziative messe in atto da allora, scrivono i loro rappresentanti sindacali, nulla si è mosso. “Riceviamo solo silenzio dai due governi, e temiamo che la burocrazia stia rallentando un problema che, pure, sarebbe semplice risolvere - conferma Roberto Franca, rappresentante sindacale della Cgil - Basterebbe uno scambio di lettere, la cui bozza è già pronta, per adeguare la convenzione del ‘39. Quando interveniamo a San Marino – spiega – ci sentiamo poco tutelati, non conosciamo le zone, non sappiamo cosa troveremo in una fabbrica che va a fuoco. Per questo abbiamo dato l’ultimatum. Ora, in assemblea, decideremo cosa fare, compresa la possibilità di non intervenire più in Repubblica”.