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Risoluzioni crisi bancarie: united we stand, divided we fall

19 giu 2019
Risoluzioni crisi bancarie: united we stand, divided we fall

Il Consiglio Grande e Generale ha approvato, con il contributo fattivo delle opposizioni, il Progetto di legge sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Si tratta, ad avviso di chi scrive, di una legge sostanzialmente condivisibile, ispirata da considerazioni di realismo, che riprende alcuni dei principi promossi dal legislatore europeo nel corso degli ultimi anni. La legge, infatti, conferisce alla Banca Centrale il potere di risoluzione in caso di dissesto di una banca, consentendo l’utilizzo di una gamma di strumenti sostanzialmente analoghi a quelli già utilizzati nel contesto europeo (cessione di beni e rapporti giuridici a terzi, ovvero ad un ente ponte, oppure ancora strumenti pubblici di stabilizzazione finanziaria). A differenza di quanto paventato da alcuni giornali nelle scorse settimane, la legge non prevede il bail-in (ossia il salvataggio della banca attingendo a risorse interne alla stessa) ricorrendo in maniera sostanziale ai depositi dei risparmiatori, bensì si prevede che le perdite delle banche in dissesto siano fronteggiate dapprima utilizzando il capitale, le riserve, gli strumenti ibridi di patrimonializzazione, le passività subordinate, le passività eccedenti la protezione di cui all’art. 100 della LISF e, in ultima istanza, con strumenti di intervento pubblico (strumenti pubblici di stabilizzazione finanziaria, strumenti pubblici di sostegno al capitale e nazionalizzazioni). Tale scelta del legislatore sammarinese appare equilibrata e ispirata da sano realismo, nella misura in cui un orientamento teso a far ricadere l’onere dei salvataggi bancari maggiormente sui depositanti avrebbe potuto facilmente acuire i rischi di corsa agli sportelli nel fragile sistema bancario del Titano. Peraltro, meccanismi di risoluzione delle crisi bancarie che prevedano un maggiore coinvolgimento dei depositanti e/o degli investitori in questa fase storica determinerebbero, a parità di altri fattori, uno squilibrio evidente nei payoff dei contratti di deposito e di investimento, che renderebbe maggiormente onerosa, e probabilmente non sostenibile, la raccolta bancaria. La risoluzione delle crisi bancarie è materia molto complessa, poiché purtroppo la banca è un azienda multi-stakeholders e difficilmente in caso di crisi le autorità preposte alla gestione di tali crisi hanno la possibilità di soddisfare appieno i differenti interessi, legittimi, dei diversi portatori di interessi. L’approvazione del Progetto di legge sulle risoluzioni delle crisi bancarie mi induce ad una riflessione più ampia. Da modesto conoscitore del sistema finanziario e politico sammarinese, mi sento di poter affermare che allorquando le forze di maggioranza e quelle di opposizione collaborano fattivamente e lealmente per la stesura di provvedimenti di rilevanza strategica per i risparmiatori sammarinesi e per la stabilità del sistema finanziario, i risultati possono essere certamente apprezzabili, come in questa circostanza. Non si può, invece, dire lo stesso nel caso di un altro provvedimento riguardante in parte il sistema finanziario, che è stato recentemente approvato dalla maggioranza politica con i voti contrari delle opposizioni. Mi riferisco al Decreto Blockchain, approvato il 23 maggio us. Il Decreto Blockchain prevede che gli “enti blockchain” possano emettere dei “token di investimento” (ossia asset digitali che rappresentano strumenti di capitale o di debito di un emittente) e conferisce poteri di regolamentazione e supervisione sugli enti blockchain all’Istituto per l’Innovazione (San Marino Innovation). La norma estromette totalmente la Banca Centrale da qualsiasi attività di regolamentazione e vigilanza sugli enti blockchain e sui token di investimento, promuovendo quindi la creazione di un area di shadow banking sottratta alla normale supervisione e vigilanza della banca centrale, che purtuttavia detiene la responsabilità ultima della stabilità del sistema finanziario. Tale orientamento appare in netto contrasto con le indicazioni provenienti dalla comunità internazionale (mi riferisco, ad esempio agli studi del Financial Stability Board e dello European Systemic Risk Board), che evidenziano da anni l’importanza di ridurre il perimetro del sistema bancario ombra. Peraltro, non appare chiara la logica sottostante la decisione di conferire le responsabilità di regolamentazione e supervisione degli enti blockchain all’Istituto per l’Innovazione, il quale, evidentemente, non ha una mission connessa al promozione della stabilità e dell’efficienza del sistema finanziario né dispone di competenze specifiche in questo ambito nonché della necessaria indipendenza per esercitare le funzioni di controllo. In conclusione, vorrei richiamare un celebre discorso di Winston Churchill, il quale, rifacendosi ad Esopo, nel giugno del 1941, si rivolse agli Stati Uniti affermando che: “United we stand. Divided we fall”. Auspico che tale monito continui ad ispirare il legislatore sammarinese, affinché tante delle criticità che oggi affliggono il sistema finanziario locale possano tramutarsi in opportunità.

Gianfranco Vento