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La capacità profetica dei film

9 ago 2010
La capacità profetica dei filmLa capacità profetica dei film
La capacità profetica dei film
Siamo nel 1927 con “Metropolis”. Chiaroveggente è stato il regista Fritz Lang, che ha pronosticato la divisione classista delle società moderne: il film, ambientato nel 2027, mostra un mondo in cui nei grattacieli vivono gli industriali, i manager e nel sottosuolo gli operai, confinati in un ghetto. Niente di troppo diverso da quello che accade oggi nelle più avanzate "metropoli". Ambientato nello stesso anno, ma proiettato nel 2006, il film “Children of men” di Alfonso Cuarón. Nel mondo non nascono più bambini da 18 anni e lo scenario è apocalittico. Si racconta l'umanità sterile, partendo dal presupposto scientifico secondo cui l'inquinamento e l'abuso di alcol e caffeina stanno riducendo anno dopo anno il tasso di fertilità, sia negli uomini che nelle donne. Per verificare come la fantascienza cinematografica sia spesso diventata realtà non occorre neanche andare troppo indietro nel tempo: secondo “Ritorno al futuro II”, datato 1989, nel 2015 le macchine andranno "a immondizia", le persone si addormenteranno a comando con un "generatore induttore di sonno" e le tecniche di lifting permetteranno alle quarantenni di sembrare teenager. Precursori “The Terminator” di James Cameron o “Blade Runner” di Ridley Scott. Quest'ultimo, nel 1982, ha portato sugli schermi un 2019 popolato da uomini-robot: il film è tratto dal romanzo di fantascienza. "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" Domanda una giornalista del New York Times poche settimane fa alla prima donna robot mai intervistata. Su tutti, lo scenario politicamente più preoccupante è quello descritto da “V per Vendetta” di James McTeigue, secondo cui fra il 2005 e il 2015 il mondo attraverserà una fase bellica sfociando nel 2038 in un regime repressivo totale.

Valentina Antonioli