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IL SOSPETTO film danese di culto continua a mietere consensi e spettatori da due settimane a Rimini città in sala al Settebello

1 dic 2012
IL SOSPETTO film danese di culto continua a mietere consensi e spettatori da due settimane a Rimini città in sala al Settebello
Questa volta, forse, il titolo internazionale THE HUNT – LA CACCIA (l’originale è JAGTEN) è meno efficace della traduzione italiana IL SOSPETTO anche se (come si dice sempre) sarebbe secondo noi più ‘consono’ IL SOSPETTO/LA CACCIA perché la vicenda è una condanna (pedofilia e attenzioni morbose verso i bambini) a priori seguita da una caccia (e non solo figurata) all’uomo padre, amico, educatore (maestro d’asilo) in un paesino non bene definito della civilissima ( anche qui, si dice sempre così…) Danimarca. Bei caratteri e attori ‘super’ regia teatrale col gusto del cinema dal mitico Vinterberg capace di dipingere col colore delle brume e le tinte dei venti gelidi il suo profondo nord sul muso sfigurato dal dolore e dalle botte di Lucas (l’ottimo Maus Mikkelsen). Meglio di FESTEN a voglia! Il film lascia l’amaro in bocca agli spettatori -parola di cinefilo/fago- in sala rosa al Settebello riminese tempio del cinematografo di culto come al cineforum anni settanta la gente esce a testa bassa -senza dibattito- deglutendo e sotto , sotto, pensando infondo ai casi suoi (propri) con disagio: “forse è accaduto anche a voi di avere un bimbetto in famiglia…”.
A parte gli elogi, i premi e le menzioni, il film incassa e si fa vedere bene nella città di Fellini lo spettatore giusto ancora c’è e guarda caso ci va in sala (verde e rosa) al buio in silenzio o parlottando stretto, fitto, fitto ‘educatamente’per godersi la pellicola da sorbire come un buon infuso profumato e fumante: piano molto piano, pianissimo, è il caso di JAGTEN.

P.S.
L’angoscia è la vera cifra dell’opera danese di Thomas Vintenberg ci immerge nella quotidianità dei rapporti interpersonali e in genere umani in tanti campi: famigliare e amoroso, economico, mondano e sopra a tutto privato. La colpa e come una pena imminente che condanna la persona a morire dentro subito senza possibilità di riscatto l’urlo del silenzio strizza il cuore contro lo stomaco e accartoccia i polmoni: se vuoi respirare devi negare che i tuoi non ti amino la speranza di essere comunque amati ci rende vivi.
fz