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Zangrillo a Rai3: “Cts doveva tenere chiuse discoteche”

La definizione del virus "clinicamente morto" è stata "un'espressione stonata”, ha riferito il primario di Terapia intensiva del San Raffaele

9 set 2020
Alberto Zangrillo e Bianca Berlinguer
Alberto Zangrillo e Bianca Berlinguer

È un mezzo passo indietro quello compiuto da Alberto Zangrillo, medico personale di Silvio Berlusconi e primario di Terapia intensiva del San Raffaele, che a #Cartabianca su Rai3, ha dichiarato che la definizione del virus "clinicamente morto" è stata "un'espressione stonata”. Ma ha subito proseguito: “Ho sbagliato nel modo, però il concetto rimane. E c'è un Comitato tecnico scientifico che aveva gli strumenti per dire che le discoteche non andavano riaperte".

“Ho sempre invocato il buon senso, se qualcuno va in discoteca senza mascherina, non è colpa mia. Guardiamo avanti e cerchiamo di dare suggerimenti attuali e per il futuro. Il 25% degli abitanti di Manhattan sono venuti a contatto con il virus e hanno gli anticorpi: non credo - ha concluso - che la mia risonanza abbia varcato l'Oceano e abbia alimentato questo motus verso l'inevitabile contagio".

Secondo Zangrillo, "fare tamponi in modo non finalizzato, e quindi semplicemente cercare di fare quanti più tamponi possibile, può farci correre il rischio di perdere di vista altri elementi fondamentali, ossia il monitoraggio clinico dei pazienti: dobbiamo convivere con il virus, quindi è fondamentale sorvegliare, tracciare, e fare tamponi dove servono per evitare che un focolaio si intenda. Per esempio nelle scuole dobbiamo essere attenti a monitorare gli insegnanti, il personale di servizio, amministrativo, e poi tutto quello che contribuisce a rendere la socialità del Paese attiva e viva come un tempo".