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Israele: le prossime sfide del governo Netanyahu

18 mag 2020
La corrispondenza di Massimo Caviglia
La corrispondenza di Massimo Caviglia

E’ stato considerevole lo sforzo dei commessi parlamentari per tenere calmi i deputati dell’opposizione durante il giuramento del nuovo governo di unità nazionale israeliano.

Con 73 voti a favore (ne erano sufficienti 61) e 46 contrari, è stata votata la fiducia ad un governo con il più alto numero di ministri e sottosegretari della storia del Paese. Da oggi però la strada del premier è tutta in salita. A parte l’incognita del processo per frode e corruzione, che si aprirà la settimana prossima, sono riprese le minacce iraniane e di Hezbollah. E l’improvvisa morte dell'ambasciatore cinese aggrava un problema già emerso nei giorni scorsi con la visita del Segretario di Stato americano Pompeo. Deluso dai rapporti diplomatici con l’Europa, Netanyahu aveva stretto importanti accordi politici e commerciali con l’India e la Cina; proprio il Paese sul quale il grande alleato americano sta ponendo il veto per sospetti sulla sicurezza della rete 5G e la responsabilità della crisi economico-sanitaria dovuta al Covid. Ma, per procedere all’annessione di alcuni insediamenti in Cisgiordania, Netanyahu ha bisogno del benestare americano, anche se il co-premier Gantz non ritiene il tema prioritario, e il Re di Giordania si è detto pronto ad abolire il trattato di pace con Israele in caso di annessioni. Le altre sfide che il governo si prepara ad affrontare sono combattere il risveglio del virus in inverno, la crisi economica, e una disoccupazione alle stelle che ha spinto il Ministro delle Finanze a tagliare da subito il 10% del suo stipendio.

Massimo Caviglia