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Israele: tra l’atomica iraniana e la provocazione turca

La corrispondenza di Massimo Caviglia

20 gen 2020
Il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan
Il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan

L’ultima sfida dell’Iran è giunta oggi dal ministro degli Esteri Zarif, che ha minacciato di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione atomica se l’Unione europea porterà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la controversia sull'accordo nucleare, non rispettato da Teheran con l’arricchimento dell’uranio senza limiti. Intanto, nell’ultima settimana, tutti i gruppi terroristici legati all’Iran sono arrivati a Teheran per incontrare il generale Ghaani, successore di Soleimani.
Ma un’altra provocazione, stavolta del Presidente turco, si è da poco affacciata sulla scena con le parole di Erdogan al termine della conferenza di Berlino, che mostrano quanto poco tenga in considerazione l’Europa. Grazie all’accordo col premier libico Al Sarraj in cambio dell’aiuto militare contro il generale Haftar, la Turchia terrà l’Europa sotto ricatto con milioni di profughi dalla Siria e con i migranti provenienti dall’Africa. E bloccherà l’accesso al Mediterraneo della Total francese, dell’Eni italiana e anche di Israele, Cipro e Grecia, dopo che i tre Paesi avevano firmato un accordo per lo sfruttamento dei giacimenti di gas di fronte alle rispettive coste.
Erdogan vuole impedire qualsiasi esplorazione marittima, che non sia realizzata col suo assenso, nel tratto di Mediterraneo che va dalla Libia alla Turchia. E l’annuncio del Presidente turco è molto chiaro: “Entro l’anno inizieremo le trivellazioni nel Mediterraneo orientale alla ricerca di nuovi giacimenti di gas". Così l’attenzione di Israele è focalizzata non solo sull’atomica degli ayatollah e la dichiarazione di Khamenei che “La resistenza iraniana unirà il mondo islamico”, ma anche sulla miccia dei giacimenti nel Mediterraneo, pretesto per la sfida del sultano Erdogan, volto a dichiarare la Guerra Santa in caso di scontro con Gerusalemme.

Massimo Caviglia