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AP: la nuova maggioranza solo dopo la crisi

29 ott 2003
AP: la nuova maggioranza solo dopo la crisi
E’ un sì condizionato quella che arriva da Alleanza Popolare alla proposta di dare vita ad una nuova maggioranza, in grado di affrontare un momento politico segnato da grandi incertezze sul quale gravano i problemi che attraversano il Paese. Ma prima – chiede AP – si prenda atto della crisi, si formi la nuova maggioranza e si dia vita ad un governo che abbia precise connotazioni: in primo luogo – spiega Tito Masi – dovrà essere a termine, con una operatività limitata nel tempo e una scadenza precisa; gli elettori dovranno sapere quando l’azione di questo governo si concluderà. Poi dovrà agire sulla base di un programma preciso e limitato, non un libro dei sogni – aggiunge il capogruppo – ma un breve elenco degli interventi più urgenti. Terza condizione: che dia un chiaro segno di rinnovamento e preveda una compagine rinnovata. Se non sarà così – mette in guardia Alleanza Popolare – il nostro sostegno non potrà ottenerlo. Non intendiamo portare acqua al mulino di nessuno – rincara Mario Venturini non intendiamo rafforzare questa maggioranza e neppure accettare che il nuovo governo nasca dall’allargamento di quello attuale. Il messaggio di Alleanza Popolare è chiaro, se DC e PSS sono in condizione di governare lo facciano, diversamente riconoscano che si deve aprire la crisi. Il nuovo governo – ribatte Masi – non potrà nascere su un’asse Democrazia Cristiana Partito Socialista. Se la crisi non la si vuole aprire già in questa sessione consiliare, lo si faccia al più tardi in quella di novembre, ma non oltre: Diversamente noi non ci saremo. Ma le obiezioni di AP non si fermano qui. Un capitolo a parte è la finanziaria, che entro il 20 novembre dovrà essere presentata in prima lettura. Siccome in tempi tecnici per avere già a quella data un nuovo esecutivo non ci saranno, la finanziaria dovrà portare la firma del governo in carica, non intendiamo condividerla a priori- precisa Masi – ma la valuteremo solo in seguito. In pratica AP non si presta ad accordi preventivi sul documento di bilancio che verrà presentato in Consiglio Grande e Generale affidando al parlamento il compito di votarlo e riservandosi eventuali emendamenti futuri o assestamenti in corso di esercizio. Ma sia chiaro – spiega Fernando Bindi – non deve accadere come la volta precedente che attorno alla finanziaria è nato il nuovo governo.