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Consiglio: riflettori sul Fondo Monetario con Celli nel mirino dell'opposizione

10 mag 2018
Lavori consiliari
Lavori consiliari
Dopo la nomina di Catia Tomasetti alla presidenza di Banca Centrale e di Pierangela Gasperoni a quella del Collegio sindacale, i riflettori si spostano sul Fondo Monetario. Nel mirino resta Simone Celli.

Pesa l'ordinanza sui Titoli che dopo aver portato l'opposizione – tranne Dalibor Riccardi - ad abbandonare l'Aula prima della votazione, torna anche nel dibattito sulla missione agli Spring Meetings. Il Segretario alle Finanze informa che è stato istituito il Comitato di stabilità finanziaria per un maggior coordinamento fra Governo e Banca Centrale e che il processo di Aqr è terminato. I suoi dati verranno esaminati nei prossimi giorni dal Fondo, in visita a San Marino.

Spiega che per sanare Carisp serve un consistente intervento pubblico e una robusta ristrutturazione interna. Auspicabile – continua - separare la sua situazione da quella delle altre banche. L'intervento porterà il rapporto debito/pil dal 22% al 55%.

Capitolo finanziamenti: a supportare le esigenze del Paese potrebbe essere un pool di organizzazioni internazionali con la cabina di regia del Fondo. Infine l'appello ad agire in fretta. “Siamo dinanzi a ben altra sfida – dice - che nulla ha a che fare con la tenuta di un governo e di una maggioranza, ma riguarda il presente e il futuro di tutti i cittadini”.

“Il dialogo non è più possibile – tuona Davide Forcellini che richiama ad una resistenza non violenta. Con il passaggio al 55% serviranno almeno due patrimoniali all'anno solo per mantenere il debito”. L'opposizione boccia il piano di indebitamento con il Fondo Monetario. “È sostenibile – chiede Marco Gatti - per il bilancio dello Stato? Torna l'ordinanza del tribunale.“Le responsabilità politiche – dice Denise Bronzetti - vanno accertate”. A sostenerlo ai tempi del Conto Mazzini - ricorda - furono gli stessi Zafferani e Santolini che risponde: “vanno accertate in Aula quando ci sarà qualcosa di concreto e non per documenti che non hanno prodotto rinvii a giudizio”.

Per Dalibor Riccardi si rischia di intervenire nel sistema in presenza di soggetti che ancora possono contaminare. “Meglio attendere le risultanze della magistratura”. Pierluigi Zanotti rigetta però la politica delle bocce ferme e dei rinvii. “Si possono fare errori – dicono dalla maggioranza - ma è il non fare niente che ci ha portato sull'orlo del baratro”.
“Uno dei fattori principali è il tempo” – rimarca Marco Podeschi. Prioritario risanare il sistema. Fra maggioranza ed opposizione c'è un baratro ma qualcuno prova a accorciare le distanze.

Alessandro Bevitori chiede ad Aula e cittadini di unire le forze. “Insieme – dice – ce la possiamo fare”. Rilancia Giancarlo Capicchioni: “pensare al paese è la priorità ma sul piano di stabilità nazionale è impensabile si tiri dritto”. Per Francesco Mussoni occorre cambiare formula politica, superare le contrapposizioni. “Serve un'unità nazionale su come, con chi e in che tempi risolvere i problemi. Altrimenti le riforme non si faranno”. Luca Boschi condivide: “occorre legittimarsi a vicenda. Chiedo solo se l'atteggiamento tenuto da suoi colleghi di partito e di opposizione vadano nella stessa direzione".

Passa con 28 voti a favore e 8 contrari l'ordine del giorno della maggioranza che impegna il Governo ad aggiornare periodicamente i gruppi consiliari sul reperimento delle risorse e conferma il percorso intrapreso con il Fondo Monetario