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Consiglio: dalla maggioranza i ringraziamenti a Celli mentre l'opposizione lo attacca e chiede le dimissioni del CCR

24 ott 2018
Consiglio Grande e Generale
Consiglio Grande e Generale
Il dibattito riprende con Francesco Mussoni che parla di governo al capolinea, “come conseguenza logica – spiega - delle dimissioni di Celli”. E' terminato – continua - perché il venire meno del capo del governo abbinato all'assenza di riforme e ai rischi di instabilità finanziaria, deve portare non alla salvaguardia del progetto elettorale ma del progetto paese. Quello di maggioranza e governo è un approccio poco istituzionale. Ragionevolezza vorrebbe che si andasse alle elezioni anticipate. Se non c'è questa volontà serve un'analisi strutturata e un rimpasto. Non c'è neanche questo. Se da soli non ce la fate, serve un bagno di umiltà e dovreste ragionare su pochi punti per accompagnare paese il paese alle elezioni politiche”.

Nicola Selva si concentra su un clima contraddistinto da attacchi personali, insulti, minacce, una politica “che cerca il capro espiatorio”. Che sia chiaro: l'eredità di Celli nelle persone di Grais e Savorelli non ce l'aspettavamo. Quando sento parlare di responsabilità e disastri ricordo che quelle nomine non le abbiamo fatte noi e non si è ancora capito come sono stati selezionati. La verità – aggiunge – è da cercare nel contesto storico di questi ultimi anni”. E in merito a Banca Centrale, “dopo l'ennesima nomina del direttore, va fatta una riflessione su questo organismo”.

Per Elena Tonnini, Celli “a parole dice di voler favorire il dialogo ma nei fatti alimenta lo scontro fra poteri e si dimette inviando un messaggio di continuità a cui il governo deve rispondere. E il governo risponde, dicendo che rispetto al percorso intrapreso non ci sarà cambio di rotta. Una rassicurazione verso una maggioranza che comincia a nutrire dubbi e una promessa rivolta ai suoi padroni. C'è un'infiltrazione in atto - tuona - ma il CCR non ha mai ascoltato chi li metteva in guardia rispetto ai rischi di questa colonizzazione".

Per Matteo Ciacci una riflessione va fatta, serve un cambio di passo deciso di maggioranza e governo e si aspetta che le dimissioni responsabili di Celli riaprano un clima dialogante. “Avete personalizzato molto lo contro in questi 22 mesi e adesso l'alibi è venuto meno”. Rivolgendosi alla Tonnini: “non vogliamo più la guerra, siamo per aprire una nuova fase ma avete detto di no. La vostra strategia è molto chiara: portaci allo scontro per non farci fare le cose. Avete vinto voi, ve ne do atto, ma sia ben chiaro, non avete vinto con le armi della proposta”. Rispedisce al mittente le accuse, “non siamo tutti collusi, è una falsità. Non c'è nemmeno un indagato. E non raccontate che i problemi derivano dai nostri due anni di governo. C'è parte dell'aula che ha avuto responsabilità. Anche dentro di voi, dim, avete esponenti vicini a persone con rinvii a giudizio o arrestati nel Conto Mazzini. Se volete giocare a questo gioco, mettiamo tutte le carte sul tavolo”.

“Ma per riaprire il dialogo – afferma Stefano Canti - servono gesti concreti. La Maggioranza deve cambiare prima le persone, poi gli atteggiamenti”. Andrea Zafferani a proposito di Grais e Savorelli, “il Governo si ribellò su diversi temi, generando la violenta reazione degli allora vertici di Bcsm che poi furono cacciati. Riguardo agli interventi sul sistema bancario, dal commissariamento di Asset al bilancio di Cassa, “per il fatto che c'era un gruppo che agiva alle spalle di tutti per obiettivi da determinare, si disconosce il merito di scelte che si basano su analisi tecniche ben precise”. Ricorda le svariate relazioni, confermate da Banca Centrale sul percorso di Carisp rispetto alla vendita dei crediti Delta”. Per Zafferani è necessario un atto di pacificazione. Invita a ragionare sulle soluzioni, “smettendo di autodemolirci come paese”.

Marco Nicolini mette sotto la lente il sostituto di Celli Eva Guidi ed evidenzia diverse criticità. Parte dalla rappresentanza, “ rende tutto più difficile prendere decisioni di forte impatto e impopolari quando si rappresenta una manciata di elettori”. Guarda poi al passato di militanza in Ap e fa presente che in un congresso ridotto a sei elementi, 4 sono riconducibili a RF. Ritiene però difficile da accettare la presenza in Congresso di tre segretari dipendenti di Banca Centrale, “caso unico al mondo. Che speranze ci sono – chiede - che una volontà di cambiamento in via del Voltone trovi soddisfazione quando metà del Governo è costituito con dipendenti del medesimo istituto?

Da Marco Podeschi il massimo rispetto a Celli. 22 mesi di governo condivisi, “in cui abbiamo cercato di dare realizzazione pratica al programma trovandoci temi irrisolti da anni. Uno su tutti, Carisp. Ricorda che su questo argomento fu fatta una Commissione d'inchiesta nella passata legislatura. “Non ho visto – dice - tanti atti conseguenti” e ricorda gli oltre 200 milioni di euro investiti dallo Stato, un direttore generale indagato, Luca Simoni, inamovibile.
“Mi chiamano Segretario alla distruzione ma qualcuno – dice – ha raso al suolo il paese prima del mio arrivo”. Spende parole anche su Grais, la cui nomina – dice – non l'aveva mai convinto.
“Ancora non ho capito come è arrivato a fare il presidente”. Ricorda l'estate del 2015, la famosa selezione internazionale, i colloqui. E su Confuorti, ho chiesto se ha mai incontrato membri del congresso di stato nella precedente legislatura ma nessuno mi ha mai risposto”.

Lo fa Teodoro Lonfernini, “come membro del Congresso di Stato non l'ho mai incontrato”. Anche lui richiama al senso di responsabilità. “Se sostenete che è collegiale abbiate il coraggio, visto che Celli ha agito con voi e mai da solo, di respingere le sue dimissioni. Se invece sostenete che sono stati compiuti errori fondamentali in questi due anni tanto da chiedergli un passo indietro, dimettetevi tutti.”

Nicola Renzi
riconferma il sostegno alla magistratura. “ Il tribunale va rispettato sempre, a prescindere dalle indagini che sta compiendo” ma stigmatizza i tentativi di strumentalizzazione. Respinge le similitudini con il Conto Mazzini. “Sono distanti anni luce, in capo a politici non c'è oggi neanche una riga di addebito”. Sfida chi dice il Governo è sodale con i briganti ad un confronto, carte alla mano. Dall'ordinanza – commenta - emerge un percorso istituzionale di ccr e governo. Abbiamo cacciato e denunciato Savorelli, dato mandato all'avvocatura di costituirsi parte civile sul caso titoli”. Rimane il rammarico per non aver ascoltato chi li aveva avvertiti. “ Su questo vi do ragione. Il mio cruccio è grandissimo. Ma non si crede più a chi urla al lupo al lupo”.

Iro Belluzzi raccoglie l'invito al dialogo di Ciacci ma in maggioranza – dice - ci sono colombe e falchi. I falchi arrivano da Repubblica Futura e stanno criticando la struttura di Banca Centrale”. Per Alessandro Mancini, Celli è la vittima sacrificale, “gli è stato chiesto di farsi da parte per ridare ossigeno alla maggioranza, in assenza di un'alternativa. Il CCR convocato lunedì la dimostrazione che senza Celli cambiavano le cose”. In Alleanza Popolare c'è un mazziere che dà le carte e prende tempo per essere presente anche nella prossima legislatura. L'ultimo sacrificio chiesto a Celli – continua Mancini – è stato l'intervento in Commissione Finanze. L'attacco senza precedenti a magistratura e Banca Centrale saranno le due coordinate che in tempi brevi diventeranno elemento di attualità nel dibattito politico”.

Prende la parola Eva Guidi, prossima al giuramento, che invita ad avere fiducia nelle istituzioni. In merito alle ingerenze esterne “ è nostro dovere vigilare” ma nel rispetto delle autonomie degli organismi. “Autonomia che non deve essere strumentalizzata”. La soluzione non è tornare indietro al controllo della politica su organismi vigilanza. Il rispetto dei ruoli non è una strada facile ma irrinunciabile”. Risponde poi alle critiche sullo scarso numero di preferenze. “Non è accostabile con la schiena dritta. E ricorda le oltre duemila preferenze di certi personaggi che “di sicuro – dice - la schiena dritta non l'avevano”.

Giuseppe Morganti ricostruisce gli eventi in maniera capillare e dice basta alle divisioni. “Sembriamo dei marinai in lotta fra loro al posto di governare la barca. La virulenza ha destabilizzato il paese, bruciando ogni sua risorsa. Se vogliamo salvarlo dobbiamo abbandonare interesse di parte e lavorare sui grandi temi. Per la minoranza è un appello tardivo. E con un ordine del giorno chiede le dimissioni del CCR. I membri del Congresso che ne fanno parte – si legge – non possono partecipare alle sedute dell'organismo in termine di opportunità istituzionale.



MF

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