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PDCS: riunito il consiglio centrale

5 mar 2005
PDCS: riunito il consiglio centrale
Le aveva già presentate alla direzione del suo partito e il Consiglio Centrale ne ha preso atto. Giovanni Lonfernini lascia l’incarico di Segretario Politico dopo tre anni di gestione della DC. Lo sostituirà un Ufficio di Segreteria che il parlamentino ha approvato a larghissima maggioranza: ne faranno parte Cesare Gasperoni, Claudio Podeschi, Pier Marino Mularoni e Sante Canducci; avrà l’incarico di rappresentanza politica e organizzativa del partito fino alla celebrazione del Congresso di aprile. E proprio sulla nomina dell’Ufficio di Segreteria si è consumato l’ultimo scontro in casa democristiana; ultimo perché dopo questo parlamentino non ce ne saranno altri fino all’assise congressuale, e ultimo perché almeno su questo argomento la votazione conclusiva ha messo tutti a tacere. Alcuni esponenti sostenevano che la nomina dell’Ufficio di Segreteria era in contrasto con le norme statutarie e chiedevano la designazione di un nuovo segretario. Acceso il confronto fino al voto finale: solo 7 i voti a favore sui 120 presenti, che hanno approvato così l’Ufficio di Segreteria.
E dal podio del Consiglio Centrale, non più in veste di Segretario Politico, Giovanni Lonfernini. Si è tolto qualche sassolino e proposto la sua analisi di questi tre anni: intensi, difficili e tormentati, soprattutto per via delle questioni interne. A causa di chi – ha detto – lavorava in casa nostra per distruggere e non per costruire. “Questo gruppo dirigente – ha rimarcato – ha avuto due grandi meriti: aver mantenuto ruolo e autorevolezza di una DC mandata all’opposizione a soli 20 giorni dalla mia elezione alla Segreteria, vittima - ha aggiunto – di una forte campagna di ghettizzazione. Altro merito: aver saputo garantire, non senza sacrifici e tensioni, una condizione di stabilità'. Lonfernini ne ha approfittato anche per puntare il dito accusatore contro atteggiamenti e comportamenti che ha fortemente criticato “devastanti – ha detto – per l’operato politico del partito”. Da più parti il richiamo all’unità, come quello di Pier Marino Menicucci, che proprio sul ruolo della DC e sul suo impegno per la stabilità ha messo l’accento. 'Le correnti – ha affermato – sono oramai cosa sorpassata, anche se hanno avuto il merito di allargare il dibattito all’interno del partito. Correnti – ha aggiunto – che devono considerarsi sciolte a partire da oggi stesso”. Negli interventi dei vertici democristiani la ferma convinzione che il partito debba riappropriarsi di quelli che sono i punti fermi della sua politica, del proprio patrimonio, garante di valori fondamentali come sicurezza del futuro, garanzia di stabilità, affermazione della moralità nell’azione politica, rigore e senso dello Stato. Il Congresso di aprile dovrà rappresentare un momento di svolta, segnare la linea politica per i prossimi anni, il progetto sul quale ci si dovrà impegnare. Dal Capogruppo, Claudio Podeschi, l’anticipazione sui temi principali: Europa, Economia, Stato Sociale, Riforma Elettorale. Nel suo intervento l’analisi anche dei rapporti con le altre forze politiche. “L’unificazione a sinistra – ha detto – deve invitarci a valutare con attenzione il percorso politico di questa nuova forza, a verificarne le linee di azione, non nel contingente ma in prospettiva. Con AP il dialogo resta tiepido, si guarda con interesse alla fusione con il movimento biancazzurro, ma si aspetta di capire da che parte – ha detto Podeschi – AP intenderà schierarsi. Sono state diverse – ha aggiunto- le attenzioni da noi dimostrate concretamente verso questa forza politica. Poi una riflessione sul patto federativo, ma senza sbilanciarsi: “seguiamo – ha detto Podeschi – la sua evoluzione, sospendiamo ogni considerazione aspettando di vedere quali politiche intenderanno portare avanti”.