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Tavola rotonda sul voto estero

15 nov 2003
Tavola rotonda sul voto estero
Il voto estero divide le forze politiche. Tutti concordi sul fatto che si debba intervenire, ma come? Si sono interrogati partiti e movimenti invitati dai Popolari ad una tavola rotonda, cui ha preso parte anche Anna Ceccoli, membro dell’Ufficio di presidenza della Consulta dei sammarinesi residenti all’estero. La presidente della comunità toscana ha riferito il parere tendenzialmente negativo dei concittadini esteri all’ipotesi di istituire due distinti collegi. La proposta della Democrazia Cristiana, illustrata dal Segretario agli Interni Loris Francini, non piace quasi a nessuno, poiché difforme da quanto sottoscritto, dopo lunga mediazione, nell’ordine del giorno all’ultimo Consiglio Grande e Generale. “E’ una proposta aperta – assicura Francini – ma non vogliamo creare una riserva indiana per gli elettori esteri”. Grandi perplessità le solleva soprattutto la proposta di utilizzare i cosiddetti resti, voti eccedenti al quorum necessario per eleggere i candidati esteri, sommandoli a quelli del collegio interno. Fernando Bindi dice no “Alleanza Popolare – afferma – resta fedele a quanto concordato con l’ordine del giorno, e ricordiamo che per noi il diritto di voto dovrebbe essere legato alla residenza”. Parere, quest’ultimo, condiviso da Ivan Foschi di Rifondazione Comunista, per il quale si creerebbe il paradosso per cui i residenti esteri, oltre a votare i propri rappresentanti, inciderebbero sul voto interno. Perplessi anche Danilo Micheloni del Partito Socialista e Claudio Felici dei Democratici: anche se concordi sulla distinzione dei collegi, la somma dei voti, dicono, darebbe squilibri. Le distorsioni sul voto, per Monica Bollini dei Sammarinesi per la Libertà, le ha prodotte anche la politica clientelare e del consenso interno che ha riguardato un po’ tutti. Le dà ragione Augusto Casali, che aggiunge come l’attuale dibattito sul voto estero sia falsato da interessi elettorali e meri calcoli. Per Alvaro Selva, Unione Forze Repubblicane, bisogna intervenire sulla cittadinanza, su quei sammarinesi ormai privi da generazioni di ogni legame con San Marino. “In caso contrario – sostiene – il voto dev’essere universale”. Il Movimento Biancoazzurro infine, rappresentato da Stefano Palmieri, si dice favorevole ad un voto legato alla residenza, per elettori davvero consapevoli. A conclusione del dibattito, Antonio Putti dei Popolari auspica che le distorsioni siano realmente combattute “discutiamo pure sui collegi esteri – conclude – ma il progetto deve essere modificato”.