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Tito Masi. Il denaro di Giuseppe Mazzini

4 apr 2014
Tito Masi. Il denaro di Giuseppe Mazzini
Tito Masi. Il denaro di Giuseppe Mazzini
La politica sembra essersi dimenticata del “conto Mazzini”, tranne i diretti interessati, e cioè alcune delle persone indagate, che addirittura e senza alcun pudore minacciano querele nei confronti di chi ne parla, e mi riferisco al giornalista Luca Salvatori, al quale va la mia piena solidarietà, che pur avendo redatto sull’argomento una nota molto corretta ed equilibrata, ha ricevuto offese e intimidazioni vergognose.
Se il Tribunale deve fare il suo corso, e speriamo che questa volta vada fino in fondo e faccia presto, la politica non può continuare a tacere e rimanere immobile di fronte al primo e più grave episodio di corruzione che è venuto alla luce, in un Paese dove molte scelte di governo degli anni passati hanno fatto pensare ad un forte intreccio fra gli affari e la politica e ad un diffuso ricorso alla pratica delle tangenti. E così alcuni uomini politici si sono arricchiti, senza aver mai lavorato, ed alcuni partiti hanno potuto comprare i voti pagando viaggi e pacchetti vacanza tutto compreso, mentre, a fianco di imprese sane e serie, prosperava un’economia fasulla e truffaldina, i rapporti con l’Italia si deterioravano sempre di più e il Paese affondava, perdendo reputazione e credibilità.
Negli ultimi anni abbiamo deciso di voltare pagina, abbiamo compiuto la scelta della trasparenza, della legalità, della collaborazione con l’Italia, dell’adeguamento agli standard internazionali. In questo nuovo contesto, la corruzione deve essere considerata un problema della politica prima ancora che della magistratura. Quando vicende come quella del conto Mazzini emergono, non si può rimanere in silenzio, mettere una pietra sul passato per quieto vivere o confidare magari nella prescrizione dei reati per evitare conseguenze sulle persone ma anche sui partiti. Se la politica vuole essere credibile e completare il percorso avviato, non può evitare di fare i conti con il passato e con le proprie responsabilità. Non è di certo sufficiente che qualcuno si dimetta dagli incarichi di partito mentre continua a svolgere un ruolo pubblico di grande rilevanza, senza aver dato risposte alle domande che i cittadini si sono posti: a che titolo hanno beneficiato di enormi somme di denaro prelevate da libretti e conti correnti della Banca Commerciale Sammarinese intestati a nomi di fantasia? Chi e in cambio di cosa ha messo a loro disposizione oltre cinque milioni di euro?
Mentre i giudici non hanno avuto timore di indagare uomini politici di primo piano, la politica sembra assente e non si scompone di fronte al fatto che continuano a sedere in Consiglio e spesso a dare lezioni di moralità persone che per anni hanno prelevato regolarmente denaro, addirittura tutti i mesi, senza alcuna giustificazione legittima, dissimulando l’origine e la destinazione di fondi riconducibili verosimilmente a fenomeni corruttivi. Come se non bastasse, qualcuno di loro ha anche dichiarato in Banca, con tanto di firma autografa e deposito di copia della patente di guida, di operare in nome e per conto del signor Giuseppe Mazzini. E’ veramente incredibile.
Senza farsi condizionare da forme di garantismo eccessive e ingiustificate sul piano politico (altra cosa sono gli aspetti penali), sarebbe bene che dal Consiglio Grande e Generale qualcuno chiedesse finalmente alle persone coinvolte di farsi da parte.
Se qualcuno, per fare questo, ha necessità di una spinta, può trovarla nelle parole di Papa Francesco che recentemente, con espressioni durissime rivolte ai politici, ha pronunciato un forte monito contro la corruzione e la prevalenza degli interessi di partito. Proprio il Papa che dimostra comprensione per tutti e invoca misericordia, ha affermato che i corrotti non possono confidare nel perdono.

Comunicato stampa Tito Masi