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A Rimini presidio educatori educatrici servizi in appalto

13 giu 2020
A Rimini presidio educatori educatrici servizi in appalto

Sono passati tre mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria e gli operatori sociali sono tra quei lavoratori che hanno vissuto maggiormente le conseguenze di questa crisi sia in termini di condizioni di lavoro, di reddito e di diritti. Alla fine dell’anno scolastico, con l’inizio imminente dei centri estivi e la ripartenza di molti servizi, sospesi durante il lockdown, diventa sempre più evidente che i processi di privatizzazione ed esternalizzazione della sanità, della scuola e dei servizi sociali hanno alimentato un sistema di appalti inadeguato a reggere l'impatto dell'emergenza e miope verso l’interesse collettivo, la qualità dei servizi e la dignità del lavoro. Ancora una volta abbiamo capito che la privatizzazione non è sinonimo di qualità come invece hanno voluto farci credere per anni. Solo un sistema pubblico, attento alla tutela e al sostegno delle persone più fragili di questa società può fare la differenza in una situazione di crisi, in particolare di crisi sanitaria, come quella che abbiamo vissuto. Se il lockdown da un lato ha messo in evidenza la mancanza di diritti e la precarietà lavorativa degli operatori sociali, che già da anni denunciamo, dall'altro ha mostrato l'inadeguatezza delle cooperative e degli enti locali nella gestione del lavoro durante questa emergenza. Pensiamo alle condizioni a cui moltissimi operatori domiciliari hanno dovuto continuare a lavorare in termini di sicurezza, spesso senza essere forniti di DPI e\o dell’adeguata formazione sui protocolli d’intervento, con rimpalli continui tra ente pubblico e gestore privato e una sostanziale solitudine nel dover affrontare la situazione e nel gestire il rapporto con le famiglie. Pensiamo agli educatori scolastici che, trattati come lavoratori della scuola di serie b, hanno potuto svolgere il telelavoro con un enorme ritardo rispetto agli insegnanti e in maniera molto diversificata da Comune a Comune; vedendosi riconosciuto solo il 50% del monte ore nei migliori casi. A tutto questo si è aggiunto l’amaro incontro con gli ammortizzatori sociali e la grande confusione nella loro gestione, fortemente diversificata, dalle stesse cooperative: ad alcuni operatori il FIS è stato anticipato dalla propria coop, altri non hanno avuto l'anticipo e si sono trovati a vivere senza reddito per mesi. Con la prospettiva del ritorno al lavoro in presenza, per esempio nei centri estivi come anche nei centri diurni, sarà poi necessario un grande sforzo per pretendere e verificare che ci siano le condizioni di salute e sicurezza per tutti gli utenti e gli operatori. Ed è proprio a fronte di ciò che riemergono quelle che sono le condizioni strutturali di precarietà del nostro lavoro e che spingono molti a cambiare tipologia di impiego e che determinano un alto turnover nel settore. Contratti ciclici, riduzione di part-time, discontinuità di salario e impossibilità di accedere a forme di integrazione del reddito, sono alcuni degli aspetti molto problematici per migliaia di educatori ed educatrici nella nostra Regione e che esplodono ogni anno nel periodo estivo, caratterizzato da una riduzione del lavoro, come conseguenza dell’esternalizzazione dei servizi tramite gare d’appalto e delle conseguenti condizioni contrattuali a cui siamo costretti a lavorare. E’ quindi proprio in questo momento che pretendiamo che le cose cambino davvero e non ci possiamo accontentare di dire che vogliamo “tornare alla normalità” o che “andrà tutto bene” Perchè vada tutto bene i servizi pubblici essenziali devono tornare sotto il diretto controllo e gestione pubblica affinché non ci siano lavoratori e lavoratrici a diritti differenziati e senza continuità di reddito. Gli educatori e le educatrici scolastiche siano interne al MIUR o agli Enti locali, operatori e operatrici domiciliari siano dipendenti diretti di ASL e Comuni e lo stesso valga per i centri diurni, residenziali, socio-occupazionali, etc... E nel presente, nel tempo in cui saremo costretti ancora a lavorare sotto appalti, vogliamo che gli Enti locali facciano almeno gare d’appalto su tutti e 12 i mesi dell’anno e non su 9 o 6; appalti in cui sia garantita la continuità di servizio e di lavoro e non il lavoro a cottimo; appalti dove i servizi vengano garantiti per un congruo quantitativo di ore. Perché vada tutto bene facciamo sì che il nostro ritorno alla normalità sia l’impegno a costruire una nuova normalità. Una normalità dove la nostra voce e la nostra professionalità contino davvero e dove i servizi alla persona, la sanità e l’istruzione non si mettano sul mercato. Per questo oggi gli educatori ed educatrici, operatori e operatrici sociali dei servizi pubblici in appalto hanno protestato in Piazza Cavour. Una prima iniziativa nel dopo emergenza che ci vedrà sempre più protagonisti e capaci di organizzarci in ogni cooperativa e in ogni territorio per rivendicare diritti e dignità, continuità di reddito e sicurezza nel lavoro sociale. Verso il Corteo Regionale del 20 Giugno a Bologna in cui da tutti i territori dell’Emilia Romagna scenderemo in strada per una convergenza cittadina e regionale dei percorsi di lotta “Per un nuovo futuro. Vogliamo salute, reddito e diritti".