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Giovanni Maria Zonzini (Rete): "Un Paese diseguale. La Repubblica è più ricca di 8 anni fa, ma solo pochi hanno goduto dell’aumento"

14 gen 2024
Giovanni Maria Zonzini (Rete): "Un Paese diseguale. La Repubblica è più ricca di 8 anni fa, ma solo pochi hanno goduto dell’aumento"

I dati economici post-covid, confermati dalle statistiche del 2022, sono positivi: disoccupazione ai minimi storici, impennata delle entrate dello Stato, e un bilancio consuntivo per il 2022 non restituisce, per la prima volta negli ultimi dodici anni, una perdita. Il PIL in questi ultimi anni, con l’ovvia eccezione del 2020, è cresciuto molto: nel 2021 ha recuperato le perdite del 2022 con un balzo da tigre asiatica (+14%), confermando un buon risultato nel 2022 (+5%), e sia pure in lieve diminuzione, è previsto un aumento superiore al 2%, che raggiungerà facilmente il 3%, per l’anno corrente. Rivolgendo lo sguardo alla questione dei redditi (dichiarati) e allargando l’analisi su una fascia temporale più ampia (2014 – 2022), possiamo osservare come il totale imponibile dichiarato a San Marino sia passato da € 964 milioni a poco meno di 1,5 miliardi, segnando un aumento di circa 522 milioni, cioè del 55%. Insomma, la torta è cresciuta, e anche molto. La stragrande maggioranza di chi legge, probabilmente, sgranerà gli occhi di fronte a questo dato: i redditi dichiarati sono aumentati del 55% in otto anni?!? No, non ho le traveggole: questi numeri emergono da una recente interrogazione che ho presentato alla Segreteria Finanze. La circostanza che quasi nessuno se ne sia accorto è facilmente spiegabile: quell’aumento di reddito si è concentrato in una fascia relativamente ristretta di popolazione, come si può osservare dai grafici (disponibili nell’edizione di dicembre di “C’ERA UNA SVOLTA”, pp.10-11). La circostanza che i profitti dichiarati dalle aziende – mediamente – siano più che raddoppiati è evidentemente una circostanza positiva, ma la crescita – nello stesso lasso di tempo – di meno del 10% dei redditi dei lavoratori significa che una buona parte dei profitti è venuta direttamente dalla bassa crescita degli stipendi (9,5% contro 130%) e che una componente non secondaria della competitività del nostro sistema economico è stata fondata in questi anni sulla compressione salariale. La distribuzione media del reddito evidenzia un Paese sì più ricco di otto anni fa, ma solo una minoranza ristretta ha finora goduto dell’aumento di questa ricchezza. Il nostro Paese negli ultimi quattro/cinque decenni conosciuto un benessere più o meno “abbondante”, ma ciò che lo ha caratterizzato da altri sistemi è stata la capacità di diffonderlo in maniera tale da limitare le disuguglianze: ora il sistema redistributivo che ha garantito il patto sociale è in crisi. Di questo passo, nel giro di un decennio San Marino forse avrà un PIL molto più alto di ora, ma sarà la patria di due o tre mila cittadini che sgommano con auto lussuose di fianco a trentamila concittadini che faticano a sbarcare il lunario. Dobbiamo elaborare una politica industriale che spinga le nostre aziende a sviluppare la propria competitività sfruttando sì un’imposizione leggera, ma anche e soprattutto la ricerca di servizi innovativi e gli investimenti per aumentare la produttività, non tenendo bassi i salari. Dobbiamo emendare la legge Lonfernini recentemente approvata dall’Aula, che ha precarizzato ulteriormente la vita dei lavoratori estendendo il contratto a termine fino a 24 mesi, riducendone invece la durata a 12 mesi, come previsto dalla bozza depositata quando eravamo ancora in maggioranza. Dobbiamo continuare, come abbiamo fatto negli ultimi tre anni, a batterci per un’equa riforma fiscale che revisioni il sistema di deduzioni dell’imponibile, che contrasti l’evasione, che accentui la progressività dell’imposta e ridistribuisca così una parte dell’enorme ricchezza accumulatasi in poche mani, per finanziare investimenti pubblici strategici necessari ad una maggiore autonomia energetica, ad affrontare la crisi demografica, ad attuare il diritto all’abitare. Chi si scoraggia di fronte a queste sfide è senz’altro realista, ma realisticamente è anche perduto. Osare è l’unica alternativa realistica, date le circostanze.

c.s. Giovanni Maria Zonzini
Movimento RETE





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