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Libera: l’esecuzione di Hevrin Khalaf in Siria, monito per un occidente incapace di imparare dalla storia

14 ott 2019
Libera: l’esecuzione di Hevrin Khalaf in Siria, monito per un occidente incapace di imparare dalla storia

Fino a poco tempo fa la presenza dell’Isis appariva in forte espansione in medio Oriente. Il Mondo intero ha temuto questa forza non solo per la capacità militare che la portava a conquistare sempre nuovi territori, ma anche per la ferocia e l’inumanità con cui imponeva le proprie regole basate sul più becero e inumano estremismo religioso alle popolazioni civili e, non da ultimo, per la capacità di generare attentati terroristici anche nei centri più frequentati dell’Occidente. Se oggi dell’Isis non si parla più, o per lo meno è diventato un problema tenuto sotto controllo e circoscritto a piccolissimi aree del medio oriente, lo si deve in particolare all’esercito Curdo – in cui già da qualche anno ricopre un ruolo fondamentale la brigata femminile dell’Unità di Protezione delle Donne – unico in grado di fronteggiarlo sul terreno della guerriglia cacciandolo dalle città conquistate e distruggendo il mito del Daesh, la vasta area sotto il dominio dell’Isis che stava costituendosi come vera e propria potenza militare e terroristica. Il sacrificio di sangue sofferto per la sicurezza di tutti noi dai Curdi, probabilmente la più grande comunità etnica al mondo ancora divisa fra almeno quattro Stati nazionali, non è bastato perché la comunità internazionale riuscisse a garantirne la possibilità di vivere in pace nel nord della Siria. Non è servito che lo stesso Stato siriano avesse concesso a quella regione una gestione autonoma – il Rojava – che rappresentava finalmente per questo popolo, sempre in fuga dai dominatori d’oriente e d’occidente, uno spazio per poter costruire il proprio futuro. Un futuro che, nel bel mezzo di un’area completamente destabilizzata e in mano ormai da decenni a regimi autoritari, gruppi islamisti e milizie paramilitari, aveva preso la forma di una Costituzione di stampo democratico, pluralista e liberale, in cui l’ambientalismo e il coinvolgimento delle comunità locali erano punti chiave. Conclusasi almeno apparentemente la battaglia con Daesh, il popolo curdo è rimasto stritolato dagli interessi geopolitici e i veti contrastanti che li sovrastano. L’azione militare condotta in questi giorni dalla Turchia nei territori del Rojava, nata grazie al repentino quanto sostanziale disimpegno delle forze statunitensi che rappresentavano l’unico vero deterrente per le forze di Erdogan, ha già causato numerosi morti fra i civili e sta costringendo centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Non solo. Il coinvolgimento nelle operazioni di milizie di ispirazione islamica sta rinvigorendo i gruppi islamisti vicini ad Al Qaeda dormienti nell’area, che si sono già resi protagonisti dell’atroce esecuzione sommaria dell’apprezzata attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf, trentacinquenne Segretario Generale del Partito Futuro Siriano e grande sostenitrice di una coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi. Oggi le città del Rojava, la loro popolazione civile, le loro carceri piene di foreign fighters al soldo delle milizie di Daesh – alcuni già tornati in libertà, secondo fonti curde – si trovano sostanzialmente privi di protezione davanti al fuoco di uno dei più potenti eserciti d’Europa, quello turco, che ha dispiegato già 60 mila uomini, ma conta su milioni di soldati e armi sofisticate. Il popolo Curdo per l’ennesima volta nella sua storia di profugo, si trova costretto a fuggire, e a poco valgono gli inviti ad un “uso moderato della forza” o i messaggi di sdegno volutamente deboli e inefficaci di un’Europa che dimostra purtroppo ancora una volta la sua debolezza politica quando si aprono conflitti sul proprio territorio o su territori limitrofi. Conflitti che minacciano la sicurezza nello stesso continente europeo. Libera non può far altro che esprimere solidarietà verso questo popolo martoriato da sempre, usato solo quando utile e dimenticato subito dopo, chiedendo al governo di San Marino di prendere una posizione di condanna nei confronti dell’azione militare turca. Libera