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Rete: Mularoni “neutra e passiva” anche sui rifiuti

24 feb 2016
Rete San Marino
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Anche il sindaco di Riccione Renata Tosi interviene sulla questione dei rifiuti sammarinesi portati a bruciare a Coriano: auspicando la chiusura dell’inceneritore di Raibano, chiede che San Marino raggiunga i livelli di differenziata del circondario e che ci sia una programmazione con impegni precisi di riduzione della quantità dei rifiuti così da evitare l’incenerimento.
Ma questo era lo stesso impegno richiesto dalle associazioni sammarinesi dal 2007 e dall’aula del nostro Consiglio Grande e Generale dal 2013, che con un atto formale ha dato un preciso impegno ai segretari di stato competenti e all’Azienda di Stato! Impegni purtroppo disattesi. L’obiettivo era raggiungere il 60% di differenziata entro il 2015, nonché concretizzare la sottoscrizione di accordi specifici per far entrare San Marino a pieno titolo nei circuiti dei consorzi di filiera del riciclo dei rifiuti, ma da allora si sono susseguite solo una serie di scuse e appalti a gogo, nonchè concretizzare la sottoscrizione di accordi specifici per far entrare San Marino a pieno titolo nei circuiti dei consorzi di filiera del riciclo dei rifiuti.
In aula i Segretari hanno negato l’esistenza di un Accordo specifico per portare i rifiuti indifferenziati a Raibano. Non hanno detto però che San Marino è già stato ricompreso nel piano regionale dell’Emilia Romagna, rinunciando di fatto alla propria autonomia sui rifiuti. Dov’è finito il piano di gestione dei rifiuti sammarinese?
Da una parte il nostro governo non mantiene la promessa fatta ai sammarinesi di ridurre la quantità dei rifiuti, di differenziare, e smettere di regalare soldi all’Italia per smaltire i nostri rifiuti potendo riconvertire in occupazione sammarinese gli oltre due milioni di smaltimento che spendiamo ogni anno, mentre dall’altra si piega al business degli inceneritori di Hera quando l’Italia glielo impone.
“Ce lo chiede l’ Italia” è infatti la risposta data in aula dal Segretario Mularoni, evidentemente appiattita nel suo ruolo “neutro e passivo” che ripropone su molti fronti. Ormai la risposta consueta che si sente ad ogni occasione è che siccome l’Italia lo chiede San Marino deve eseguire. Dove sono finiti gli impegni presi con l’aula? Dov’è finito il piano di gestione rifiuti sammarinese?
Quello dell’inizio del porta a porta ad Acquaviva è l’ennesimo specchietto per le allodole, dal momento che ormai lo sanno anche i muri che per raggiungere risultati veri bisogna smettere di sperimentare in piccole aree (tanto i soldi sono dei cittadini !) e partire subito su tutto il territorio.
L’ennesimo slogan, dunque. Come quello sulla trasparenza…chissà se almeno stavolta riusciranno a fare qualche bando o proseguiranno col solito metodo? La licitazione privata del resto è il modo migliore per appaltare sempre agli amici degli amici.
Viene da chiedersi di chi stia facendo gli interessi il nostro governo: dei sammarinesi oppure degli impianti di Hera? I rifiuti di San Marino devono essere diminuiti ed essere una risorsa per il riuso in Repubblica oppure devono servire a sostenere il fabbisogno dell’inceneritore di Raibano dal momento che l’Italia ce lo chiede?
Hera sarà anche contenta, ma i cittadini sammarinesi ed italiani no.
Questo governo continua a svendere settori fondamentali di autonomia, come quello delle risorse, che dovrebbero rappresentare pezzi di sovranità per San Marino, rinunciando agli impegni presi con l’aula e verso i cittadini sammarinesi.
Se questi sono i risultati della politica estera dei nostri Segretari di Stato, incapaci di avere un peso contrattuale con la regione dell’Emilia Romagna sul tema rifiuti, non osiamo chiederci cosa stia succedendo con gli accordi quadro con l’Unione Europea!

Movimento RETE