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Chi esce e chi entra nel Pd, dopo la scissione di Matteo Renzi

L'ex presidente del Consiglio porta una quarantina tra deputati e senatori. Nel partito invece entrano Lorenzin e Boldrini

di Francesca Biliotti
24 set 2019
Matteo RenziDa Roma Francesca Biliotti
Da Roma Francesca Biliotti

Alla prima direzione del Partito Democratico dopo la fuoriuscita di Matteo Renzi, si sono rivisti volti che non si mostravano da anni, come quello di Rosy Bindi, che ha deciso di rientrare nel suo partito di sempre. “Non mi sono mai fidata di Renzi – ha detto al Corriere della Sera – ha incassato ministri e sottosegretari, è uscito con grande cinismo e tempismo e ora siede al tavolo del governo. Ne porterà altri con sé”, è la sua previsione. Il numero degli adepti di “Italia Viva” effettivamente aumenta, l'ultima in ordine cronologico è la senatrice Daniela Sbrollini: in totale sono una quarantina, tra senatori e deputati. “Vogliamo essere più liberi e più sereni”, dice il vice presidente della Camera Ettore Rosato, che ha seguito Renzi, mentre proprio alla direzione le parole volate tra gli ex non sono state tenere, tra Andrea Orlando che parlava di “motivazioni non politiche, ma personali” e il neo ministro Guerini che ha bollato come “errore imperdonabile” la scissione di Renzi. Ma per i tanti che escono, c'è qualcuno che nel Pd entra: come l'ex ministra della salute, Beatrice Lorenzin, ed anche l'ex vice presidente della Camera Laura Boldrini: “Avevo già votato Pd alle europee – ha confessato a La Repubblica – ho aspettato a dare l'annuncio perché volevo fosse chiaro che non miravo ad alcun incarico. Ma con la destra peggiore di sempre – ha specificato – non è più tempo di partiti piccoli”.