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Diamond League, Birmingham: record per Barshim e Hassan, riscatto per Thompson, Merritt e Farah

21 ago 2017
Barshim
Barshim
La Diamond League riparte da Birmingham e lo fa con una perla di Mutaz Barshim, che conferma l'oro iridato di Londra imponendosi nel salto in alto con un fantastico 2.40 al primo tentativo. Per il qatariota è sia miglior prestazione dell'anno che record del meeting: quello del mondo, targato Sotomayor, sta appena cinque centimetri più su. Dietro di lui – e davanti al britannico Gale – c'è il siriano Ghazal, che al momento del salto monstre - in un tripudio di sportività - si fionda ad abbracciare il rivale; con lui anche Gianmarco Tamberi, 7° a 2.20. E dire che Barshim aveva tentennato con due errori sia a 2.39 che a 2.31, soglia alla quale si è fermato Ghazal.

Ed è record del meeting pure nei 3mila donne, vinti dall'olandese Sifan Hassan con un 8' 28” 90 che le vale pure il primato nazionale. Miglior prestazione di sempre del suo Paese anche per la tedesca Klosterhalfen, argento davanti alla kenyiana Kipkemboi. Che lascia giù dal podio la connazionale – e campionessa del mondo – Obiri, che dopo aver fatto da lepre alla Hassan si sgonfia.

Per una dea che cade, ce n'è un'altra che si ridesta: si parla ovviamente di Elaine Thompson, che riscatta il deludente 5° posto mondiale facendo suoi i 100 metri. Col brivido però, perché l'ivoriana Ta Lou le dà del filo da torcere e si arrende per appena 4 centesimi. Bronzo all'altra giamaicana Levy, mentre la Schippers e la Miller-Uibo sono solo sesta e ottava.

Giornata di rivincite anche nei 110 ostacoli uomini, tornati ad essere il regno dell'americano Aries Merritt: il detentore del record del mondo, a suo volta rimasto fuori dall'ultimo podio iridato – s'impone sul russo Shubenkov e sul connazionale Allen.

Stesso discorso pure per i 3mila metri, nei quali Mo Farah piazza un giro finale da 56” vincendo davanti allo spagnolo Mechaal e al kenyano Kiplangat. Per Farah, che dall'anno prossimo si dedicherà alla maratona, era l'ultima gara in pista sul suolo inglese: una chiusura in gloria che cancella, almeno in parte, la mancata doppietta d'oro del mondiale casalingo.

RM