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Nelle Far Oer e in Corea del Sud è partito il campionato

di Roberto Chiesa
10 mag 2020

Sarà questione di contagio zero, di valutazioni, di incoscienza o di coraggio che poi spesso sono la stessa cosa. Fatto sta che il calcio è ripartito. E non per sottostare alla solita regola del business show che dopo un po'...must go on. Perchè è ripartito dove essenzialmente è ancora un passatempo. Ad esempio nelle Isole Far Oer. E' il primo pallone che rotola nell'Europa paralizzata dal virus che lassù invece si è manifestato come un raffreddore organizzato e battibile: 185 i casi di positività, nessun decesso. La Federazione ha deciso di blindare gli stadi e far rispettare a tutti norme stringenti, ma condivise. Il messaggio è che dove c'è disciplina, qualcosa che assomigli alla normalità arriva prima. E dunque via a porte chiuse alle cinque partite della prima giornata. Ed è tanta la voglia di calcio nel resto d'Europa che per la prima volta le partite, tutte a porte chiuse, sono state trasmesse fuori dai confini nazionali precisamente in Danimarca e Norvegia. Vietato sputare a terra, pulirsi il naso e si gioca con un unico pallone disinfettato prima dell'inizio di ogni tempo.

Le porte degli stadi restano chiusi, ma dentro si riprende a giocare anche in Corea del Sud. Il campionato si disputa con la formula del girone all'italiana e vede ai nastri di partenza 12 squadre. Più organizzato e ricco del campionato delle Far Oer, quello della Corea del Sud ha intercettato da subito la fame di calcio del mondo aprendo ad una partita per ogni giornata in diretta in chiaro sul canale Youtube della K League. Tutti i match sono comunque disponibili on demand e a pagamento. L'esordio di venerdì ha fatto il botto di click, facendo per qualche minuto collassare il server, poi ripresosi senza più incertezze fino alla fine. "E' una grande occasione -ha detto il portavoce del ministro dello sport coreano- per far conoscere la qualità del nostro campionato a chi non la conosce". E' arrivato regolarmente al termine il campionato nicaraguense. Il Real  Estelì  lo ha vinto sul campo. E'  il primo scudetto all'epoca del coronavirus. Il verdetto è somma dell' 1-1 nella finale di andata contro il Managua e della vittoria nel ritorno per 3-1. Nessuna festa in campo e nemmeno per le strade, come disposto dalle autorità locali e calcistiche che li avevano vietati. Tutti i presenti hanno dovuto prendere le dovute precauzioni: chi era in panchina e a bordo campo indossava le mascherine, così come i pochi giornalisti accreditati e ammessi nello stadio chiuso ai tifosi.

Prosegue anche il campionato bielorusso nonostante gli appelli dell'OMS. Il paese conta quasi 20.000 contagi da Covid, ma la ricetta è la medesima fin dall'inizio della pandemia negata. Vodka, sauna, pallone e si salvi chi può.