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Incontro sulla questione israelo-palestinese: tutto esaurito alla sala Montelupo

Grande partecipazione all'evento organizzato da ragazze e ragazzi sammarinesi e sostenuto dalle Giunte di Castello di Città, Domagnano e Serravalle. Centinaia le firme raccolte per chiedere che San Marino riconosca lo stato palestinese

di Luca Salvatori
27 gen 2024

Neppure gli organizzatori immaginavano un tale afflusso di persone all'incontro pubblico, patrocinato dalla Giunta di Castello di Città e il contributo di quelle di Domagnano e Serravalle, sulla questione israelo-palestinese, ideato dalle ragazze e dai ragazzi che lo scorso 11 novembre avevano promosso a San Marino la manifestazione per la pace.

Il 27 maggio è la giornata della memoria, della Shoa. Perché proprio oggi questo evento? “Perché vogliamo che sia una memoria attiva e – risponde Francesca Taddei, una delle organizzatrici – che 'mai più' significhi 'mai più per nessuno'. L'obiettivo è spiegare effettivamente tutto quello che sta succedendo, sapendo che la questione israelo-palestinese è molto complessa”.

State raccogliendo le firme per chiedere a San Marino di riconoscere lo stato palestinese. Quante finora e cosa ne farete? “Pensiamo di averne raccolte indicativamente – dice Francesca Taddei – qualche centinaio. Le presenteremo al Segretario agli Esteri Beccari e al Congresso di Stato”. Oltre alla raccolta firme anche l'offerta libera a sostegno della Ong “Educaid” per progetti a Gaza, presente all'incontro con Yousef Hamdouna. Veronica Bertozzi è invece un'operatrice umanitaria, con doppia cittadinanza, italo-palestinese, appena rientrata in Italia, per ragioni di sicurezza: “Sono qui oggi a portare la mia testimonianza, di quello che sono le restrizioni dei diritti dei cittadini palestinesi per i movimenti e a livello legale. E soprattutto sono qui a portare la testimonianza della Cisgiordania, la parte palestinese che non ha Hamas, come governo, ma che nel 2023 ha avuto 507 morti civili. Questa è stata la ragione per la quale, dopo 10 anni, ho dovuto lasciare casa mia a Ramallah, per mettere in sicurezza mio figlio”.





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