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Roberto Zavoli: "Clima da caccia alle streghe". Maurizio Proietti presenta querela per calunnia

26 set 2012
Roberto Zavoli: "Clima da caccia alle streghe"Roberto Zavoli: "Clima da caccia alle streghe"
Roberto Zavoli: "Clima da caccia alle streghe" - Alle notizia di questi giorni risponde: ammetto di aver frequentato persone rivelatesi dei delinquen...
"Faccio l’imprenditore da 30 anni senza aver avuto problemi con la giustizia". Così inizia Zavoli. "Nell’ultimo anno, invece, mi sono giunti avvisi di garanzia dai Tribunali di Napoli, Bologna e San Marino per i più disparati reati: dall’estorsione, alla minaccia, fino al riciclaggio". Ricorda il carcere preventivo, “nonostante fosse già trascorso circa un anno dall’avvio dell’istruttoria” “Ancora – prosegue uno degli indagati di Fincapital - non mi è stato detto quali soldi o valori avrei contribuito a riciclare nella finanziaria, dato che – prosegue - mi risulta che siano transitati non denaro contante, bensì assegni insoluti o protestati, quindi cartaccia, a fronte dei quali Fincapital concedeva anticipazioni o finanziamenti, in soldi veri. Non credo sia riciclaggio, ma saranno i Giudici ad esprimersi. Zavoli ammette le cattive compagnie, come Vallefuoco, “ma di qui all’essere io accusato di così gravi reati ce ne corre”.
“Io e i miei familiari – prosegue - siamo stati utilizzati, per compiere operazioni finanziarie ed immobiliari che ci hanno lasciato solo debiti”. Dichiara false le dichiarazioni di Maurizio Proietti. “Al nostro incontro, non c’era ancora la Commissione Antimafia” e aggiunge “non ho mai ricevuto alcuna pressione”.
Lamenta di essere continuamente tirato in ballo per la sua testimonianza alla commissione antimafia, quando ci sono stati 54 testimoni”. Non avendo nulla da nascondere e non temendo smentite, autorizza l’organismo a pubblicare integralmente le sue testimonianze, purchè senza omissis. Consapevole della propria innocenza e convinto di poterlo presto dimostrare.
Intanto nel pomeriggio l’avvocato di Maurizio Proietti ha depositato querela per calunnia al tribunale di San Marino, dopo essere stato dipinto nella relazione antimafia come colui che passava bustarelle. Sui funzionari corrotti, in attesa dei primi responsi della magistratura, che ha promesso tempi celeri, l’istituto sicurezza sociale ha avviato procedure di indagine interne. Si spulciano i verbali delle contestazioni, il registro uscite dei settori preposti ai controlli nei cantieri, in un lasso di tempo che va dal ’98 al 2007. Ma solo dopo eventuali rinvii a giudizio i funzionari saranno sospesi dall’ISS. Intanto nuovi guai per Livio Bacciocchi e Roberto Zavoli, rinviati a giudizio dalla procura della direzione distrettuale antimafia di Bologna insieme ad altri 17 persone per estorsione e rapina in concorso con l’aggravante del metodo mafioso.

Giovanna Bartolucci

Comunicato stampa di Roberto Zavoli
Mi ero ripromesso, anche su consiglio dei miei legali, di non rilasciare dichiarazioni o commenti in merito alle note vicende giudiziarie che, mio malgrado, mi vedono co-protagonista, e di cui la stampa e televisioni locali si stanno occupando in questi giorni anche a seguito della pubblicazione della relazione della Commissione Antimafia.
Tuttavia, alla luce delle affermazioni (in parte non veritiere) attribuite ad altri soggetti coinvolti (Avv.Maurizio Proietti) pubblicate sui quotidiani sammarinesi, ritengo opportuno, pur nel rispetto del segreto istruttorio, esprimere pubblicamente la “mia” versione dei fatti.
Da 30 anni ho svolto l’attività di imprenditore edile senza aver mai avuto alcun problema con la giustizia. Non ho mai subito cause civili o procedimenti penali salvo uno a seguito di un infortunio sul lavoro occorso ad un operaio in un mio cantiere nel 2006.
Nell’ultimo anno, invece, mi sono giunti avvisi di garanzia dai Tribunali di Napoli, Bologna e San Marino per i più disparati reati: dall’estorsione, alla minaccia, fino al riciclaggio. E’ stato spiccato contro di me un mandato di arresto dal GIP di Napoli e ho scontato 40 giorni di carcerazione preventiva a San Marino su ordine del Commissario della Legge Morsiani per il reato di riciclaggio, poiché, nonostante fosse già trascorso circa un anno dall’avvio dell’istruttoria, avrei potuto, secondo il Giudice, inquinare le prove e poiché ritenuto “socialmente pericoloso”. Resta il fatto che ancora non mi è stato detto quali soldi o valori avrei contribuito a riciclare in Fincapital dato che, a quanto mi risulta, in questa finanziaria sono transitati non denaro contante o titoli, bensì assegni insoluti o protestati (quindi cartaccia) a fronte dei quali la Fincapital concedeva anticipazioni e/o finanziamenti (questi si in soldi veri). Non credo che questo sia riciclaggio, ma saranno i Giudici ad esprimersi.
Devo ammettere che le persone che ho frequentato, dapprima per amicizia e in seguito anche per lavoro (mi riferisco in particolare a Francesco Vallefuoco), si sono rivelate essere dei delinquenti, ma di qui all’essere io accusato della commissione di così gravi reati ce ne corre.
Un dato di fatto certo, come è emerso dagli atti, è che io e i miei familiari siamo stati utilizzati, più o meno inconsapevolmente, per il compimento di operazioni finanziarie ed immobiliari in esito alle quali ci sono rimasti solo debiti. Non intendo approfondire ulteriormente l’argomento per rispetto del segreto istruttorio.
Per quanto concerne la relazione della Commissione Antimafia, poiché non voglio che la mia figura venga ulteriormente strumentalizzata per fini a me ignoti, tengo a precisare che quanto dichiarato dall’Avv. Maurizio Proietti in merito a presunte mie affermazioni (ossia che gli avrei confidato che “se avessi fatto certi nomi mi avrebbero protetto, salvandomi la casa e non consegnandomi all’Italia”) è assolutamente falso. Peraltro, quando incontrai l’Avv. Proietti al Bar Imperiale di Fiorina non era ancora stata istituita la Commissione Antimafia. Ribadisco, pertanto, di non aver mai ricevuto da alcun politico, né tantomeno dai membri della Commissione Antimafia, alcuna pressione.
Dinanzi alla Commissione Antimafia, ascoltato quale teste, ho riferito quanto di mia conoscenza sui fatti e sulle persone citate. Non comprendo per quale motivo il mio nome venga continuamente tirato in ballo, tra i 54 testimoni ascoltati dalla Commissione, come se fossi io l’unico o il principale artefice della vicenda. Non avendo nulla da nascondere e non temendo smentite, autorizzo la Commissione, se necessario od opportuno, a pubblicare integralmente le mie testimonianze, purchè senza omissis.
A questo punto, nonostante il quadro inquietante che si profila, di certo non agevolato dal clima da “caccia alle streghe” che sta vivendo San Marino, essendo consapevole della mia innocenza, ho sempre creduto, e lo credo tuttora, che alla fine sarà fatta chiarezza su tutta la vicenda e che, come già avvenuto nel procedimento di Napoli (ove la mia posizione è stata archiviata), anche i restanti procedimenti si risolveranno positivamente.