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Il diavolo visto da Avati

Distribuito dopo molte traversie dalla 01 e prodotto da RAI CINEMA al “CINEMA IN GIARDINO” di Riccione, sabato alle 21, PUPI AVATI presenta IL SIGNOR DIAVOLO tratto dall'omonimo libro scritto dal regista ma con un finale a sorpresa pensato per le sale

di Francesco Zingrillo
24 ago 2019
il diavolo visto da Avati
il diavolo visto da Avati

Il libro edito da Guanda ha un titolo esteso da citare in corsivo minuscolo (come nelle sacre scritture) “Il signor diavolo. Romanzo del gotico maggiore” e parla del maligno nella tradizione popolare della Chiesa preconciliare anni 50. Elegia del male per il male, nel mondo contadino lombardo veneto e pure democristiano da fronte popolare degasperiano, con un finale cinematografico sorprendentemente diverso da quello letterario. Il quadro “spaventevole” che ispira l'horror bolognese, “gotico de paura”, del regista-scrittore sin dalla CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO del 1976 (stessi attori, oltre a HABER monaco esorcista, ambientazioni da basso Polesine e Lagune 'venezianrovigotte' tra Chioggia e Comacchio dove il tempo si è fermato) è il dipinto in copia del Van Dick di casa dell'Avati bambino: Ritratto degli Arnolfini che torna ancora oggi. La paura del buio, l'oscuro e SOMMO MALE, diventa MALIGNO fatto persona anzi persone... C'è qualcosa nelle zanne sconnesse del maiale selvatico, del figlio deforme e degenere, della neonata dilaniata, del ragazzino omicida nel finale horror; nei denti mandati come indizio (monito) di morte al funzionario politico del ministero intento a indagare i fatti tra preti, suore e sagrestano; e che a sua volta digrignerà i denti...

fz


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