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Difendiamo San Marino: manifesto programmatico sulla sanità sammarinese

24 giu 2019
Difendiamo San Marino: manifesto programmatico sulla sanità sammarinese

In una recente riunione pubblica sulla sanità sammarinese, indetta da “Difendiamo San Marino”, tutti gli oratori hanno concordato sul fatto che le problematiche sono molte e complesse. La sanità del nostro paese vuole essere gratuita totalmente, tempestiva e di elevata qualità, ma tutte queste cose insieme sembra impossibile ottenerle. I costi innanzitutto sono divenuti insostenibili. Abbiamo un debito (crescente) di circa 30 milioni di euro con la sanità italiana e non sono alle viste prospettive concrete per invertire questa tendenza. I pazienti italiani non si possono curare a San Marino mediante la loro mutua e viceversa per cui, al momento, parliamo di un recinto sanitario chiuso. A questo problema si lega, diremmo dolorosamente, quello delle risorse umane. Negli ultimi anni sono fuoriusciti dall’ospedale di Stato moltissimi medici (molti di questi sammarinesi), con evidenti ricadute sui servizi. A questa diaspora professionale (fenomeno senza eguali nella storia delle professioni a San Marino) la politica come ha risposto? Ha dapprima affermato che, vista la crisi della professione nella vicina Italia, era ovvio che le risorse umane dovessero latitare anche a San Marino poi, dopo un dibattito consiliare partecipato, dove gli aspetti preminenti hanno riguardato argomenti di natura per così dire “sindacale” della professione ( come la stabilizzazione degli incarichi e la riduzione del precariato), ha, per la parte della maggioranza, elaborato una legislazione mirante a risolvere il problema dei medici mediante il ricorso a “concorsi internazionali”. I risultati di tale linea politica sono verosimilmente da attendere ma alcune considerazioni vanno formulate in quanto ad oggi, emergono abbastanza ovvie: come mai nonostante questa offerta proclamata di posti stabili oltre 2 milioni e mezzo di euro vengono annualmente spesi dall’ISS per consulenti medici che non hanno assolutamente contratti stabili e che per lo più hanno sostituito medici di San Marino (ripetiamo di San Marino) che hanno detto basta? E nel merito, questi consulenti, visto che, evidentemente non hanno voluto i contratti stabili che venivano offerti, hanno elevato proporzionalmente la qualità dell’assistenza sanitaria? Ma non finisce qui, perché accanto a tale situazione ve ne è un’altra degna di nota, ovverosia il divieto ai pensionati medici di San Marino di esercitare “tout court” la professione pena la sospensione del beneficio pensionistico, con la conseguenza che posti, resi vacanti da professionisti che vi hanno lavorato per 30-40 anni e che, per vari motivi non trovano copertura altrimenti (per la famosa penuria di risorse umane) vengono attribuiti a professionisti esterni, già pensionati in Italia che però a San Marino non hanno mai messo piede prima. San Marino vuole essere uno “smart country” visto che lo può essere? Allora in campo sanitario è necessario lanciare un manifesto programmatico semplice fatto di cose concrete e realizzabili che possibilmente ci rendano “interessanti” anche all’esterno, anche in controtendenza a preconcetti e derive retoriche degne del secolo scorso. Vediamo alcuni punti cardine:
1- Sburocratizzazione- la sanità deve tornare ad essere un servizio diretto senza troppe infrastrutture burocratiche; un esempio per tutti: a cosa serve un CUP (Centro Unico Prenotazioni) a San Marino dove le diverse tipologie di prestazione vengono erogate ognuna da un unico servizio? (Una unica radiologia, un unico laboratorio etc.)
2- Reperimento delle risorse umane-Occorre rivedere la contrattistica medica; accanto a contratti da dipendente con tutte le tutele previdenziali del caso, vanno considerate forme contrattuali “open”, di tipo libero professionale, ma concepite non a retribuzione oraria ma a prestazione e con incentivi specifici per chi favorisce l’import sanitario; in questo modo il ventaglio delle prestazioni reperibili in territorio può essere ampliato a dismisura riducendo l’export. Lavorare a San Marino come consulente deve essere un privilegio da meritare con le competenze professionali e con iniziative che rendano il soggetto partecipe della realtà ove collabora.
3- aprire l’orizzonte delle collaborazioni ed intavolare un tavolo di confronto sul ricorso alla sanità privata. E’ inutile guardare solo nella direzione della sanità pubblica italiana come interlocutore; se avessimo sviluppato convenzioni per tempo con istituti privati, per persone e prestazioni da ottenere, forse avremmo risolto prima e meglio vari problemi. Di sicuro occorre entrare nell’ordine di idee che la sanità privata non rappresenta un tabù ma semplicemente occorre trovare i necessari equilibri che servano a migliorare la qualità dei servizi erogati riducendo, e non elevando, i costi. Questo principio in Italia è già ben conosciuto ed ha innumerevoli dimostrazioni.
4- Chiedere ai Servizi di sviluppare progetti sulla salute pubblica, che utilizzando il bacino sanitario di San Marino nella sua interezza possano fornire dati e protocolli spendibili all’esterno per rendere a diversi livelli l’attività sanitaria sammarinese di interesse diffuso (pensiamo a screening cardiologici, alla prevenzione delle malattie osteoarticolari nell’età pediatrica, o all’ utilizzo della medicina rigenerativa in tutte le patologie evolutive dell’adulto).
5- Procedere alla nomina di un nuovo Comitato Esecutivo che sia in grado di gestire l’emergenza. I limiti e le mancanze dell’attuale Comitato Esecutivo sono stati più che evidenti e su di esso si addensano responsabilità pesanti, pari almeno a quelle della politica in generale e della Segreteria di Stato competente in particolare. Infatti, se le cose sono giunte alla situazione odierna, ciò è stato possibile per l’adozione di linee e provvedimenti privi di buon senso e di competenza, slegati completamente dalla realtà sammarinese. L’attuale situazione è divenuta di emergenza e quindi è necessario un nuovo Comitato Esecutivo in grado di pilotare il sistema sanitario fuori dalla precaria situazione in cui versa oggi.
E’ dunque evidente che di cose da fare nella Sanità sono tante se si vuole preservare la grande intuizione dei legislatori che nel 1955, pur in tempo di crisi economica profonda, diedero vita a San Marino ad un sistema sanitario pubblico gratuito a copertura di tutti i cittadini. “Difendiamo San Marino” ritiene sia necessario entrare nel cuore delle problematiche con l’intento di preservare un bene di inestimabile valore per tutti i sammarinesi e di arginare la deriva in cui, da qualche tempo a questa parte, la Sanità Sammarinese è stata trascinata, prima che sia troppo tardi! Solo attraverso il confronto serio e competente tra forze politiche, sociali ed imprenditoriali responsabili sarà possibile tracciare progetti solidi in grado di salvaguardare il futuro della Sanità a beneficio dell’intera popolazione sammarinese. Con tale intento dichiariamo fin da ora la nostra piena disponibilità nei confronti di tutte le entità che fossero disponibili al dialogo e al confronto su di un tema di fondamentale importanza che investe ogni cittadino, al fine di individuare la strada da intraprendere nel futuro più prossimo.

c.s. Difendiamo San Marino