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Migranti: a Rimini il richiamo all'accoglienza di Pietro Bartolo. “Persone”, non numeri

“Lampedusa, Porta d'Europa”: questo il titolo della serata organizzata ieri – alla Sala sant'Agostino – dal Centro Culturale Paolo VI

11 nov 2023

10 anni fa il catastrofico naufragio che provocò la morte di 368 persone. Stessa sorte, nel corso degli anni, per migliaia di altri: inghiottiti dal Mediterraneo, in un clima di crescente indifferenza. Contro la quale ha sempre lottato Pietro Bartolo. A lungo responsabile sanitario a Lampedusa medico della speranza e dei salvataggi, è stato definito -, poi l'impegno in politica, come europarlamentare.

Per avere i giusti strumenti e provare a cambiare le cose, ha spiegato nel dialogo con il giornalista e scrittore Sergio Barducci. Evento partecipatissimo, quello organizzato Centro Culturale Paolo VI; ed aperto da Marco Casadei: direttore dell'Istituto di Scienze Religiose di Rimini. Subito una sollecitazione: se l'essere cristiani credibili indichi una via maestra nell'affrontare una simile sfida della contemporaneità. Quella di un'umanità sofferente in viaggio.

Persone”, non numeri, ha sottolineato Bartolo; che non condivide chi fa distinzioni fra rifugiati, migranti economici o richiedenti asilo. Tutte persone alla ricerca di un futuro migliore – a suo avviso -, e che troppo spesso muoiono in mare. Criticati gli accordi con Turchia, Libia, Tunisia, Albania; non è quella – ha rimarcato Bartolo – la giusta strada per affrontare un fenomeno iniziato nel lontano '91, quando a Lampedusa arrivarono i primi barconi. Ha poi parlato delle torture, delle violenze subite spesso da chi è in procinto di affrontare la traversata. Da qui un appello alla solidarietà, all'accoglienza, ricordando come gli stessi italiani siano stati un popolo di migranti.





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