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Il patron del Polo della Moda Maurizio Borletti: "amo il rischio calcolato"

19 giu 2019
La pagina del Corriere della Sera
La pagina del Corriere della Sera

L'imprenditore Maurizio Borletti si racconta in un'intervista al Corriere della Sera. Proprietario di "Grandi Stazioni" ed esponente della quinta generazione della famiglia di industriali milanesi della ex proprietari della Rinascente, l'imprenditore racconta il suo successo fra Italia e Francia e la sua visione del mondo dell'imprenditoria. Borletti è anche patron dell'iniziativa del Polo della Moda sul Titano, di cui recentemente sono stati riaperti i lavori.  Nel 2018 si era raccontato in un'intervista al Dg Carlo Romeo

Si parte dalle origini, da quando Borletti ha preso in mano l'azienda dopo la morte del padre. "A parte il dolore", racconta, "mi sono trovato senza guida, con un patrimonio finanziario da gestire, anche perché mio padre aveva già venduto l'azienda. Per fortuna, trovammo un buon accordo con le mie due sorelle e i tre fratelli e feci la mia strada da solo".

L'imprenditore racconta la sua ascesa al mercato francese, e la scelta vincente di risollevare le sorti delle argenterie Christofle, che quando ha acquisito erano "un marchio prestigioso ma in crisi profonda". Un'operazione che gli ha permesso di fare una "grande esperienza nel campo della grande distribuzione di prodotti di lusso".

Viene ricordata anche la sua scalata a Printemps, che inizialmente non era stata accolta favorevolmente dai sindacati francesi. "L'idea fu di rivoluzionare i grandi magazzini" ricorda Borletti "e di farne uno shopping center di marchi di alta qualità che attrassero clienti con servizi, arredi e ristorazione raffinata".

Fra gli argomenti affrontanti anche la cessione della Rinascente, azienda di famiglia, a un gruppo thailandese. "Gli investitori dopo un certo periodo devono andarsene. Io non avrei potuto andare avanti da solo", constata l'imprenditore, ricordando di aver effettuato un'operazione similare con Printemps, ora gestita da un'azienda del Qatar. "La soddisfazione più grande", afferma, "è di aver preso in mano aziende malate e averle lasciate sane e in crescita".

Un'impresa che l'imprenditore potrebbe ripetere anche con Grandi Stazioni, progetto che, afferma, "è passato da 80 a quasi 500 dipendenti". La strategia, per portare al successo il gruppo non punta sui ritardi dei treni, ma ad "invogliare il passeggero ad arrivare prima, magari per comperare un regalo o pranzare".

Un accenno anche situazione politica. "L'instabilità, altalena dello spread, le tensioni con l'Europa, il clima di sfiducia, non fanno bene all'impresa. Non è un'opinione sul governo", afferma, "ma un dato di fatto. Basta osservare le ricadute sulla Brexit".

Parlando di traguardi Borletti dice di aver raggiunto quello della "serenità della famiglia e degli affetti" e ora punta su nuove sfide imprenditoriali. Facendo un paragone con le attività sportive che ama praticare, come lo sci fuoripista, la vela d'altura o il volo aereo, l'imprenditore ammette: "amo il rischio calcolato". "Non esiste imprenditore che non rischi", conclude, "ma quello di successo è capace di valutarli e gestirli, non subirli".