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L'Ufficio di Presidenza dichiara irricevibile l'istanza di Marino Grandoni

L'imprenditore: "Azione a mia tutela ma nessuna volontà di bloccare i lavori della Commissione"

7 ago 2019
L'Ufficio di Presidenza e Marino Grandoni

Superata l'impasse iniziale, la Commissione d'Inchiesta sul caso Cis ieri pomeriggio si è regolarmente insediata. A ritardarne l'iter è stata, infatti, l'istanza di ricusazione rivolta dall'ingegner Marino Grandoni, ex patron dell'istituto di credito e attuale titolare effettivo di Banca Partner, a sette su dodici Commissari, ravvisando conflitti di interesse e motivi di incompatibilità. Grandoni si riferisce per lo più ad interventi pubblici fatti dai sette consiglieri citati nel documento i quali, a suo dire, avrebbero espresso posizioni pregiudiziali nei confronti del Cis. Inoltre per due commissari in particolare si indicano, in un caso, un legame d'affari e, nell'altro, l'esistenza di sms che dimostrano contiguità e rapporti d'amicizia con l'imprenditore. Nell'esposto compare anche la richiesta di verifica della legittimità costituzionale della Legge istitutiva della Commissione stessa e di alcuni articoli del Regolamento Consiliare.

Istanza che però l'Ufficio di Presidenza, convocato ieri dai Capi di Stato, ha dichiarato irricevibile in toto, “confermando univocamente, nell’occasione, - riporta una nota ufficiale giunta questo pomeriggio - la piena legittimità dell’iter seguito dal Consiglio Grande e Generale per le decisioni e l’adozione degli atti citati nell’istanza medesima, decisioni e atti assunti – viene sottolineato - nell’ambito dei poteri e delle attribuzioni che la legge conferisce all'Aula e nel pieno rispetto delle norme che ne disciplinano l’attività e le competenze”.

“Nessuna intenzione da parte mia di bloccare i lavori della Commissione, come qualcuno ha insinuato – dichiara intanto Marino Grandoni – anzi, sono il primo – aggiunge – a volere che l'attività dell'organismo faccia chiarezza sulla storia del settore bancario di questi anni. Sono sereno per quello che mi compete. L'esposto – commenta, infine - è l'azione legittima di un privato cittadino preoccupato di essere giudicato da consiglieri che non sembrano essere idonei ai principi di imparzialità”. Grandoni si dice pronto ad eventuali ricorsi. Non si esclude che possa chiedere direttamente un pronunciamento al Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme.