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Lettera all’Esecutivo di Roberto Ciavatta

16 dic 2010
San Marino - Lettera all’Esecutivo di Roberto Ciavatta
San Marino - Lettera all’Esecutivo di Roberto Ciavatta
Non condanno né mitizzo i manifestanti che durante lo sciopero hanno “invaso” Palazzo Pubblico. Ci sono già professionisti del clamore a farlo.
Mi preme, invece, tentare di capire come mai i toni si siano così inaspriti da rendere “necessarie” forme di manifestazione tanto plateali, e lo voglio fare rivolgendomi a voi consiglieri del governo.
La sera prima dello sciopero 25 persone delle associazioni, da Pro Bimbi e Sottomarino, erano venute a Palazzo per consegnare un Tapiro ad alcuni di voi, protestando che mentre aumentate la retta per la refezione scolastica continuate a sprecare risorse in mille modi.
Come lo sciopero del giorno successivo, si evidenziava la sperequazione tra la difesa delle prerogative di alcuni settori dell’economia, vezzeggiati in ogni modo, e l’inasprimento delle condizioni dei cittadini comuni: aumento delle bollette, dei prezzi, rinnovi contrattuali che non recupereranno nemmeno l’inflazione, aumenti delle refezioni scolastiche ecc.
Si tratta sempre del solito discorso: una parte del paese - quella a cui non volete far pagare le tasse sulle abitazioni sfitte, a cui non potete verificare le indecenti dichiarazioni sotto i 5000 euro annui - la sostenete e difendete; l’altra, i lavoratori dipendenti che non possono che pagare fino all’ultimo centesimo, paga per tutti.
Niente di nuovo: chi è in cassa integrazione paga anche le tasse per chi viaggia in ferrari.
La novità sta nel momento di crisi, che vi avrebbe spinto, se aveste voluto essere ragionevoli, a non infuocare gli animi continuando con politiche “di parte”, e soprattutto a non adottare questo inedito atteggiamento di chiusura verso la cittadinanza, come se aveste qualcosa da nascondere! Mi spiego.
Voi siete personcine come noi, provinciali, contadini arricchiti, ma l’impressione è che ad un certo punto abbiate creduto di essere degli “statisti” al pari delle grandi potenze.
Altrove si restringono gli spazi di libertà in nome della sicurezza? Anche da noi! Anche se non ci sono problemi di sicurezza, anche se le nostre dimensioni non lo richiederebbero. Insomma, avete limitato i nostri diritti democratici non per necessità ma per sfizio, e in questo modo, qui come altrove, germinano resistenze di ogni tipo!
I ragazzi di Sottomarino hanno testimoniato che quando vi assentate da Palazzo continuate a risultare presenti, e altri (i pianisti) votano per voi. Vi hanno ripresi a giocare ai videogames… insomma, scene di lassismo indecenti per il ruolo che ricoprite. Di fronte a questo, chi deve timbrare anche solo per prendersi un caffè, col tempo si scoccia!
Così, come ho scritto altrove (sulla rivista “Il Don Chisciotte”, n.d.a.), il nuovo regolamento di accesso a Palazzo durante le sedute del CGG era un preludio ad una qualche forma di “muro contro muro”. Avete redatto quel regolamento -anch’esso legittimato con la solita formula della “sicurezza”- per un solo motivo: piuttosto che redarre un regolamento che vietasse la pratica di comportamenti indecenti, avete ben pensato di vietare che li si potesse documentare!
È questo il segnale inquietante: compire volontariamente operazioni da casta. Avete alzato un muro tra voi e noi, ben sapendo che opporre barriere di fronte ad una folla equivale ad istigarla ad abbatterle.
La responsabilità della “invasione” di Palazzo, se c’è, non è di chi fisicamente è entrato, ma vostra, per aver stabilito che non sarebbero più potuti entrare!
Durante gli scioperi scorsi non ci sono mai stati disordini perché il Palazzo era aperto. Ora non più: il regolamento sancisce che Piazza della Libertà, da sempre luogo pubblico, non lo è più. Lo spazio antistante il Palazzo è ora spazio di “sicurezza”.
La prima applicazione di questo regolamento la si è avuta il giorno precedente lo sciopero, quando a una ventina di mamme è stato intimato di stare a distanza di “sicurezza” da Palazzo, quando voi uscivate di Palazzo con la scorta di 4 gendarmi. Manie di grandezza, volontà di erigere un muro verso la cittadinanza attiva, d’ora in poi dipinta come “eversiva”, “facinorosa”, “teppista”.
Un paese come il nostro non ha bisogno di una classe dirigente che non capisce il male che gli sta facendo con questi atteggiamenti verticistici fuori luogo!
VI chiedo, come cittadino, come persona che ha a cuore il mantenimento dell’ordine, che il CGG ritiri questo regolamento, perché finché sarà vigente provocherà scontri.
Chiedo a voi, che avete condotto la politica a questo livello di scontro sociale, che avete favorito interessi particolari e dimenticato il benessere pubblico, di fare un passo indietro e abbandonare la politica; perché vostro primo compito è contenere lo scontro sociale, mentre queste vostre continue provocazioni sono un’istigazione alla violenza che prima o poi, in questi termini, arriverà puntuale come un ciclone!

Roberto Ciavatta